Perché non può esistere il matrimonio omosessuale - parte II

23.03.2015

Come dicevamo nella prima parte di quest’articolo, i due concetti: ” matrimonio ” e “omosessuale” fanno letteralmente a pugni, già sul piano delle essenze. La funzione sociale del matrimonio, quella ragione per cui lo Stato lo “riconosce” come fondamento della famiglia (e quindi dello stesso Stato) e stabilisce certi diritti e doveri, è possibile solo se l’unione è caratterizzata dalla complementarietà sessuale che permette sia la generazione che la crescita equilibrata dei figli. E’ evidente allora perché lo Stato ha tutto l’interesse ha porre in essere questo riconoscimento: perché il matrimonio garantisce, nel modo migliore, sia l’essere che il benessere dei cittadini. Diversamente lo Stato o non esisterebbe affatto o esisterebbe male, con tutta una serie di problemi sociali.

Il matrimonio garantisce la prima perfezione, cioè “l’essere” dei cittadini, in quanto in esso le persone vengono ad esistere in modo naturale ed etico. Da questo punto di vista il matrimonio naturale non è sostituibile dalla tecnica, che crea in questo campo più problemi di quanti ne vorrebbe risolvere. La pretesa di estendere il concetto di “matrimonio” anche alle coppie omosessuali porta inevitabilmente a normalizzare sia la fecondazione artificiale eterologa che l’utero in affitto.

Il matrimonio garantisce la seconda perfezione, cioè il “benessere” dei cittadini, specialmente di quei “piccoli cittadini” che sono i bambini. Da questo punto di vista esso non può essere sostituito da nessun altro tipo di unione: infatti solo nel matrimonio c’è una garanzia di rilevanza sociale (quella, in definitiva, che interessa allo Stato) che le persone che hanno dato l’esistenza a nuovi, piccoli e fragili essere umani, e per questo titolo hanno già un legame speciale e ineliminabile con questi ultimi, si occupino in modo stabile della loro educazione, del loro mantenimento, della loro crescita …. in poche parole, del loro benessere.

Da ciò deriva la seconda caratteristica essenziale del matrimonio: dopo essere caratterizzato dalla complementarietà sessuale, esso è definito anche dalla “stabilità“. Il padre e la madre dopo aver dato “l’essere” ai bambini, li priverebbero del “benessere” se essi non fossero stabilmente uniti nell’adempimento dei loro doveri verso i figli. Questo è un dato di esperienza comune, confermato da tante ricerche psicologiche e sociologiche: solo la stabilità del vincolo offre una garanzia alla crescita equilibrata dei figli. I divorzi segnano pesantemente quella crescita e sono la causa di innumerevoli mali sociali.

Mentre la stabilità è essenziale al “benessere” dei figli, la diversità e complementarietà sessuale è essenziale sia all’essere che al benessere dei figli, Per questo essa è, in qualche modo, ancora più essenziale al matrimonio che la stabilità (che pure, come abbiamo detto, è essenziale). Della necessità della complementarietà sessuale per “l’essere” abbiamo detto sopra e nella prima parte. Della necessità della complementarietà per il “benessere”, ormai la letteratura scientifica più solida illustra sia l'apporto specifico del profilo psicologico di ciascun sesso all'educazione dei figli, sia la serie di effetti negativi (fisici, emotivi, relazionali) che la cosiddetta "omogenitorialità" ha sui bambini (si vedano gli studi di Regnerus 2012 o di Sullins 2014). Entrambi gli aspetti (quello dell'essere e quello del benessere dei figli) costituiscono il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre.