Coronavirus: una risposta a Paul Craig Roberts

01.05.2020
Questo articolo prende spunto da alcune riflessioni che Paul Craig Roberts ha condiviso recentemente con i lettori [1]: un virus molto infettivo come il coronavirus può facilmente sopraffare il sistema sanitario di New York o quello nazionale Italiano. Decretare una quarantena estesa su un’intera Nazione può essere la strada migliore per contenere l’epidemia ed evitare un ritorno di fiamma dell’infezione? A quale prezzo?
 
Non conosco in dettaglio la situazione americana precedente i primi casi di coronavirus ma posso dire qualcosa sull’Italia. 
 
Tutti i governi italiani negli anni passati, indipendentemente dal loro colore politico, hanno tagliato i finanziamenti al sistema sanitario pubblico, urlando a squarciagola di efficienza, lotta agli sprechi e alla corruzione, ruggendo di rendere il sistema sanitario italiano migliore, più flessibile ma anche più robusto, capace di affrontare le sfide del futuro.
 
Esempio di questo processo di ottimizzazione (sic) sono state le parole del presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino (Partito Democratico), che nel 2014 in un’intervista al noto quotidiano italiano La Repubblica disse: “…credo che la ragione per tenere aperte delle strutture non debba essere il mantenimento del posto dei primari” [2]. 
 
Un altro esempio può essere la Regione Veneto di Luigi Zaia (Lega Nord) che negli ultimi anni ha perso il 40% dei posti di terapia intensiva dei propri ospedali. Così nelle parole della onorevole Sara Cunial, una volta 5Stelle ma ora forse solo disgustata, durante un suo recente discorso al Parlamento italiano [3]. Le parole della onorevole Cunial dovrebbero far nascere almeno un ragionevole dubbio in chi le ascolta, certamente un dubbio da verificare con mille attenzioni, ma pur sempre da tenere in considerazione. Dalle reazioni che vedo e dai commenti che leggo sul web, invece, non mi pare che le sue parole abbiano sortito questo effetto su un numero sufficiente di persone.
 
Visti i risultati di questi giorni sciagurati c’è da chiedersi quanto lungimiranti siano state quelle economie così tanto volute e sbandierate da tutti i politici italiani, in ogni regione del nostro Paese. 
 
Eliminare posti letto prima, interi reparti dopo e infine tutto l’ospedale, non significa tanto risparmiare sull’incarico di qualche primario (che non viene comunque licenziato in quanto inamovibile dipendente pubblico italiano) quanto piuttosto privarsi di un patrimonio enorme di esperienza scientifica, medica, umana. Un patrimonio che avrebbe potuto essere disponibile in caso di emergenza. Per esempio proprio durante un’epidemia causata da un virus molto contagioso, quando arrivano in ospedale così tanti ammalati che non si sa più dove metterli.
 
Il caso italiano è però peculiare anche sotto altri aspetti che non sono solo quelli meramente economici e logistici.
 
Il governo italiano del primo ministro Giuseppe Conte si è mosso con un certo ritardo nel dichiarare le prime misure di quarantena, entrate in vigore solo il 23 febbraio scorso e nemmeno su tutta Italia [4]. Perché? Sostanzialmente per due motivi. 
 
Fin da gennaio, Matteo Salvini, l’uomo forte (sic [5]) della Lega Nord, propose una parziale quarantena e controlli sanitari alle frontiere, soprattutto sui rientri dalla Cina, quando la situazione nell’ex Celeste Impero stava mostrando oramai tutta la sua drammaticità. Questa ragionevole proposta, di pura difesa passiva, è stata accolta dalla Sinistra al governo con la sua usuale reazione pavloviana: Salvini era razzista, fascista, suprematista bianco, rozzo. Fu quindi ignorata tra le risate della locale Sinistra al caviale.
 
Come perdonare o dimenticare ora Nicola Zingaretti, che da segretario del Partito Democratico (gli ex comunisti...) si spostava felice da Roma a Milano [6] per partecipare ad un aperitivo pubblico contro il razzismo? Perché razzisti erano coloro che, come Salvini, chiedevano controlli sanitari agli aeroporti… Ironia della sorte, il signor Zingaretti si è ammalato di coronavirus pochi giorni dopo la sua uscita pubblica, sopravvivendo comunque alla malattia.  
 
Il secondo motivo è stata l’assenza tra virologi e specialisti di malattie infettive di una visione comune su che cosa fare. Purtroppo alcuni di questi esperti hanno mostrato e mostrano ancora adesso più i tratti delle rockstar che quelli di scienziati professionisti e capaci. 
 
È superfluo ricordare quanto la Russia sia stata lungimirante nel decidere subito di chiudere le frontiere con la Cina imponendo controlli medici negli aeroporti. Questo non ha impedito al virus di diffondersi nel Paese, ma lo ha rallentato e ha dato ai suoi medici la cosa più importante: tempo. Il tempo che è invece tragicamente mancato a noi qui in Italia. Le statistiche ufficiali del governo russo indicano che la decisione è stata saggia e la Russia ha in questi giorni molti suoi cittadini infetti ma pochissimi morti, generalmente persone con patologie pregresse (cosa questa, tra l’altro, che ripropone con forza il problema se il coronavirus sia causa unica o piuttosto concausa della morte). 
 
Alla fine l’epidemia in Italia è esplosa in tutta la sua tragicità, causando un numero impressionante di morti, soprattutto al Nord e in particolare nelle zone di Brescia e Bergamo dove è sembrato di assistere agli effetti di un flagello biblico. Il governo è andato rapidamente in panico a causa dei rapporti sempre più allarmanti (e forse anche per via di una inclinazione forse fin troppo femminea dell’animo di alcuni suoi componenti maschili) ed ha imposto allora una quarantena draconiana che con i suoi alti e bassi è ancora in atto. 
 
Alla stupidità del governo e della maggioranza politica che lo sostiene in Parlamento si sono però contrapposti il senso del dovere e lo spirito di sacrificio di chi si è trovato in prima linea a seguire gli ammalati. In realtà, non ringrazieremo mai abbastanza medici e infermieri che si sono prodigati a seguire quegli sfortunati, assistendo spesso impotenti alla loro morte ma esponendo sé stessi al pericolo del contagio. Non saremo mai abbastanza grati a tutti loro, che si sono sobbarcati turni estenuanti, guadagnando come medaglie al valore i segni dello sfinimento e dello sgomento, la pelle del volto rigata dalle maschere facciali portate per troppe ore. Medici ed infermieri sono rimasti tutti al loro posto, consci delle responsabilità che gravavano su di loro: per loro, non ci sono state cose grandi o piccole ma solo il dovere.
 
Non esito a scrivere che li considero angeli di Dio tra di noi [7], mandati da Lui in soccorso dei Suoi figli in pericolo, proprio quando, invece, scappava a gambe levate perfino un’istituzione un tempo venerabile ed oggi rappresentata da un argentino vestito di bianco, ossequioso delle decisioni di un governo di imbelli: chiudere i luoghi sacri, cessare le cerimonie liturgiche, scoraggiare il primo e più immediato legame tra chi è in pericolo e l’Unico che può realmente salvarlo, dimenticando che Francesco fu ed è, prima di tutto, il nome di un santo che abbracciava i lebbrosi.
 
L’estenuante ma continuo impegno di medici e infermieri è divenuto dunque l’inascoltato richiamo al dovere che la Chiesa di Bergoglio non è nemmeno più in grado di immaginare, impegnata come è a compiacere il Mondo. Su un piano più terreno, tale sovrumano impegno è ciò che rende ancora più odiosa e impossibile da perdonare la stolta leggerezza del Partito Democratico Italiano e dei suoi dirigenti, impegnati a partecipare ad aperitivi e cene antirazziste quando i politici dell’opposizione, per tempo, chiedevano più saggiamente maggior prudenza. 
 
La diffusione del contagio ha visto in un lampo un picco raccapricciante nelle zone di Brescia e Bergamo. Perché? Si è detto che le due zone ospitano i più importanti distretti industriali d’Italia e che quindi il virus si è diffuso velocemente perché in quelle due zone la gente si muove sempre, facilitando enormemente il contagio. Può essere, ma ci sono anche altri distretti industriali in Italia, neanche tanto lontano da quelle due città e non si sono visti picchi simili a quelli di Brescia e Bergamo. Inquinamento da micro polveri? Il virus potrebbe certamente essere veicolato da micro polveri rilasciate dagli impianti industriali (come tutti i virus, probabilmente) ma, in generale, tutte le città del Nord Italia subiscono questo tipo di inquinamento e quindi il contagio avrebbe dovuto risultare mortalmente quasi omogeneo. Nel Sud, anche Taranto vive questa condizione, a causa del mega impianto siderurgico che da decenni propone alla popolazione l’accattivante scelta tra morire di fame o di cancro. Eppure a Taranto (come in tutto il Sud Italia) non ci sono stati così tanti morti da coronavirus da mandare nel panico un’intera Nazione.  Quindi?
 
Quindi perché non degnare almeno di un’occhiata quelle due massicce campagne vaccinali contro influenza e meningite che sono state fatte a tappeto, una dietro l’altra, proprio a Brescia e Bergamo prima del Natale 2019? 
 
No, cari ingenui lettori: esiste una religione dei vaccini che ha in certi medici per sbaglio dei sommi sacerdoti che sono molto meno inclini a dimenticarsi delle loro divinità di certi uomini vestiti di bianco. Anche la sola possibilità che parta una ricerca scientifica per fare chiarezza è sufficiente poi a togliere il sonno al consiglio di amministrazione di qualche casa farmaceutica specializzata proprio in vaccini.
 
Qui non si tratterebbe più di qualche povero bambino devastato dalla reazione avversa ad un vaccino inutile ma di decine di migliaia di morti italiani e un numero imprecisato di miliardi di euro di danni. È più facile e conveniente, allora, proporre un vaccino (!) contro il coronavirus in circolazione, magari sperimentandolo di corsa su qualche “volontario” umano a pagamento. Ci penserà poi Bill “mini Malthus” Gates a convincervi, con tanto di microchip sottocutaneo [8].
 
Tornando al buon Roberts e alle domande che giustamente pone, bisogna anche capire che gli americani non sono realmente in quarantena. 
 
Noi italiani siamo in quarantena ed è come essere in prigione.
 
Da due mesi non usciamo di casa se non per andare al lavoro (neanche tutti) o per comprare un po’ di “cibo utile”: i supermercati infatti non vendono più calzini e mutande perché potrebbero invogliare i cittadini ad uscire più spesso (sic). Prendere due bottiglie di vino invece che una soltanto può farti avere una multa a discrezione del poliziotto che ti ferma. Per controllare i cittadini vengono usati droni spia, mai visti prima neanche contro gli spacciatori di droga che impestano regolarmente le nostre piazze facendo sempre i loro porci comodi. Abbiamo perennemente in volo elicotteri a 8000 euro l’ora per scoraggiare famiglie che mangiano in perfetta solitudine sulla terrazza del tetto della loro casa. Tre pattuglie della polizia (6 uomini armati!) possono comparire all’improvviso contro un vecchio seduto su una panchina, lontano da tutti, da solo, fuori casa perché sfinito dal confinamento domestico. Siamo costretti ad indossare mascherine quando ci spostiamo, quando siamo al lavoro, quando dobbiamo parlare dal vivo con qualcuno. 
 
Gli altri non sono più semplicemente italiani come noi ma il nemico che ci può infettare, magari uccidere.  La paura ci domina, ci impregna con la sua essenza come un sudore velenoso. La paura ci condiziona, ci rende non uomini forti e liberi ma topi acquattati sul fondo della loro tana. 
 
Questa paura è il miglior alleato del governo che regge in questi giorni le sorti della nostra Nazione. Per questo motivo invidio il Michigan [9] e i suoi miliziani anti-lockdown: essi sono il frutto onorevole delle parole di Benjamin Franklin “un popolo che rinunci alla libertà per un po’ di sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”.
 
Quindi, per rispondere chiaramente ad una delle domande iniziali, sì: è tempo di uscire di casa. È tempo di essere Uomini, non topi.
 
 
[2] Per esempio: 
[6] Per esempio:
[7] Alessia e tanti altri, angeli di Dio tra gli uomini: