Cosa cambia in Brasile dopo le recenti elezioni municipali

27.10.2016
Il Grande paese sudamericano è a un giro di boa della sua vita politica. La tangentopoli locale sta cambiando radicalmente lo scenario. La gente vuole il cambiamento, ma non è detto che il nuovo sia anche meglio.

Si sono svolte il 2 ottobre 2016 (il secondo turno si terrà il 30 ottobre) le elezioni municipali per scegliere i sindaci (prefeito in portoghese), i vicesindaci (viceprefeito) e i consiglieri comunali (vereadores) di 5.568 municipi brasiliani.

Da qualsiasi punto di vista le si analizzino si è trattato di un vero e proprio terremoto politico alla luce dei risultati che hanno caratterizzato il primo turno e che hanno visto Il Partito dei Lavoratori, alla guida della politica brasiliana da quasi quindici anni, avere un vero e proprio tracollo in termini di consenso elettorale.

Il PL è passato dall’amministrare 630 comuni ad appena 256 sindaci confermati in questa tornata elettorale mentre ha eletto soltanto 2795 consiglieri comunali.

Tra le capitali degli Stati della Federazione Brasiliana andati al voto, il partito di Ignacio Lula da Silva e Dilma Rousseff è riuscito a conquistare solamente Rio Branco, Stato di Acre (Amazzonia), grazie alla vittoria di Marcus Alexandre. A San Paolo il sindaco in carica, Fernando Haddad, uomo molto stimato ed apprezzato da Lula di cui è stato anche ministro, non è riuscito nemmeno ad arrivare al ballottaggio. La capitale paolistana sarà guidata da Joao Doria Junior, del PSDB, un imprenditore che ha deciso di entrare in politica quasi dalla sera alla mattina. Pur essendo partito all’inizio della sua campagna elettorale con i sondaggi che lo davano al 5%, ha concluso la competizione con il 53% dei voti validi ovvero 3 milioni e 86 mila persone.

Il PL è al decimo posto tra i partiti e non è riuscito a sfondare nemmeno nelle roccaforti operaie dove aveva preso le mosse al tempo delle lotte sindacali degli anni Ottanta.

I due partiti che sono usciti vincitori sono il già citato PSDB, Partito della Social Democrazia Brasiliana, con 793 sindaci e 5355 consiglieri comunali eletti e il PMDB, Partito del Movimento Democratico Brasiliano, che ha ottenuto 1027 sindaci e 7551 consiglieri comunali.

Come mai il Partito dei Lavoratori ha perso in maniera così clamorosa?

La sconfitta è figlia di molti padri. L’impeachment di Dilma Roussef che ha portato alla Presidenza della Repubblica il suo vicepresidente Michel Temer del PMDB, e l’attuale crisi economica che attanaglia il paese verde oro sono solo la punta di un iceberg. La borghesia, che è stata tanta avvantaggiata dalla favorevole ascesa economica del paese iniziata da Lula, ha visto interrompersi il ciclo economico favorevole con il secondo mandato di Dilma e questo ha portato molti a desiderare un cambio di rotta e di prospettiva.

In questi ultimi mesi, inoltre, la politica brasiliana è in preda ad un profondo sconvolgimento a causa delle inchieste giudiziarie che hanno visto come protagonisti molti uomini politici di tutte le formazioni politiche, tra cui lo stesso Lula, indagati nell’ambito delle Mani Pulite locale, l’operazione Lava Jato (Lavaggio a Getto).

Il popolo dunque ha voglia di qualcosa di nuovo. Non è detto però che questo cambiamento porti a qualcosa di meglio.

Un esempio di ciò è Joao Doria Junior che ha vinto a San Paolo anche perché ha dimostrato di essere un volto nuovo della politica pur avendo come proprio “padrino politico” un vecchio squalo come Geraldo Alckmin.

Doria ha impostato la sua campagna elettorale sulla promessa, una volta che fosse stato eletto sindaco, di rendere la città più efficiente mentre il suo rivale Haddad ha puntato sul sogno di una città più inclusiva; ha così vinto chi sì è saputo dimostrare più manager, più decisionista. In un certo senso è riuscito a farsi interprete di una nuova visione della politica che vede sempre più imprenditori scendere in campo per rendere più efficienti i luoghi in cui vivono, da Mauricio Macri in Argentina, a Ricardo Martinelli a Panama, fino a Donald Trump negli Stati Uniti d’America. Gli elettori finiscono in questo modo per trasformarsi da cittadini a clienti della politica, da soggetti a fruitori. Forse stiamo assistendo alla nascita di un uovo assetto politico sociale, ad una nuova visione della vita pubblica che sta avendo i suoi prodromi anche in Brasile.