È l’inizio della terza guerra mondiale?

27.04.2017
La geopolitica non può mai prevedere l’esatta tempistica dei processi. I geopolitici capiscono perfettamente cosa e dove. Ma il “quando” dipende da troppi fattori. A questo proposito il processo è aperto.

Ciò che è accaduto il 7 Aprile 2017 potrebbe essere l’inizio di una Terza Guerra Mondiale. Di regola, nessuno vuole la guerra ma, ahimè, le guerre accadono, e qualche volta sono mondiali. Pertanto, credo che prima di tutto, come nel caso di qualsiasi disastro, sia necessario mantenere la calma e raccogliere i propri pensieri.

Il 7 aprile 2017, per la prima volta dall’inizio del conflitto in Siria, la US Air Force ha lanciato un massiccio attacco con missili Tomahawk ad una base aerea siriana, cioè a noi. Perché non abbiamo utilizzato un sistema di difesa missilistica SS-400? Secondo una versione, ce ne manca un numero sufficiente per respingere un attacco in piena regola da parte delle truppe statunitensi, in quanto sono stati progettati principalmente contro eventuali attacchi missilistici provenienti da altri potenziali nemici di più piccola scala. La seconda versione è che Mosca non ha avuto il coraggio di dare l’ordine in quanto questo significherebbe l’inizio irreversibile della guerra con gli Stati Uniti. Washington ha osato, e sapeva quello che stava facendo. Noi non l’abbiamo fatto. Prima di procedere alle previsioni, vale la pena ancora una volta esaminare il contesto, le condizioni di partenza di quella che potrebbe facilmente diventare la Terza Guerra Mondiale.

Il pretesto per l’invasione degli Stati Uniti

Il pretesto che Washington ha utilizzato per il bombardamento è stato un attacco chimico. È ovvio che Assad non ha commesso questo attacco, dal momento che non avrebbe nulla da guadagnarci. Di più, nella situazione attuale il ricorso alle armi chimiche sarebbe un suicidio per Assad. C’è una possibilità molto ristretta che questo sia stato un tragico incidente in cui missili siriani hanno colpito un magazzino con armi chimiche appartenenti all’ISIS, che ai terroristi è stato insegnato come immagazzinare dagli ispettori europei. Ma una tale coincidenza, che fa crollare in un istante l’equilibrio complicato di forze su scala globale, è troppo sorprendente. Eppure per i terroristi ed i loro istruttori, che rappresentano il Governo Mondiale globale (la stessa palude che Trump aveva promesso per drenare), non è difficile da organizzare. E hanno molto da guadagnarci. Trascinare gli Stati Uniti in guerra contro la Russia non è riuscito con Hillary, così hanno pensato: “agiremo in altri modi — attraverso Trump”. I globalisti a quanto pare hanno deciso di fare così e hanno trovato un pretesto.

La Palude ha drenato Trump

La decisione di attaccare è stata presa formalmente da Donald Trump. Nel fare questo, egli ha smesso di essere Trump, ed è diventato Hillary camuffato da uomo, una specie di travestito. Oggi Trump ha messo la sua firma sotto tutto ciò che ha contrastato nel corso della campagna elettorale, e che ha promesso di cambiare. Pertanto, non è stato lui che in realtà ha preso la decisione. Ha semplicemente dimostrato che ormai non è in condizione di decidere nulla. Sotto la pressione dei media e dei politici della Palude, ha abbandonato i suoi pochi e devoti seguaci, non quelli che rappresentavano il CFR (Council on Foreign Relations), non i neocon, e non lo Stato profondo, ma la “cara vecchia America”. Questa “cara vecchia America”, che ha eletto Donald Trump come suo presidente, è stata ancora una volta lasciata fuori al freddo, senza Trump. Ciò che Trump ha fatto, lasciandosi “convincere” del coinvolgimento di Assad (in altre parole, della Russia) nell’attacco chimico, è stato arrendersi.

È abbastanza significativo che proprio ieri ha lasciato andare Stephen Bannon, forse l’unico vero conservatore senza il prefisso neo- nella sua cerchia. Trump voleva drenare la Palude. Lodevole, ma rischioso. La Palude ha drenato Trump. Quello che sta accadendo ora in Siria è esattamente ciò per cui i globalisti, la Palude, hanno lottato.

Il fattore Trump è svanito davanti ai nostri occhi. Ha vacillato un po’, e ora è una pedina in un gioco di forze più grandi. Egli ha dimostrato che non è più Trump. Forse Trump cercherà di “diventare di nuovo Trump”, ma questo è improbabile.

Nelle ombre dell’America

La storia di Trump — la sua brillante campagna elettorale, la sua lotta contro i globalisti — sostenuto dal popolo americano con sorpresa di tutti, ha evidenziato la complessa struttura della società americana, che, a quanto pare, è tutt’altro che monolitica.

In primo luogo, c’è ancora la “cara vecchia America”, isolazionista e conservatrice, che pensava di aver eletto il suo rappresentante. Almeno, Trump ha svolto questo ruolo alla perfezione. Noi in realtà dimenticato la “cara vecchia America”, che è stata oscurata da una fanatica élite globalista, ma si scopre che è ancora lì. E questo è molto importante perché, anche se ora non esercita alcun potere e il suo candidato si è rivelato essere troppo debole, non può più essere trascurata. Questa è la rivelazione più importante e incoraggiante nella storia di Trump.

Inoltre, la “cara vecchia America” ha una piattaforma di politica estera che è il realismo, vale a dire America First, che significa che se una situazione non riguarda direttamente gli Stati Uniti, gli Stati Uniti non dovrebbero invischiarsi. Questo isolazionismo ha dominato negli Stati Uniti fino a Woodrow Wilson, e parzialmente dopo di lui durante il periodo di tre presidenti repubblicani — Harding, Coolidge e Hoover. In effetti, è questo realismo nella politica internazionale — il non-interventismo, il concentrarsi su questioni di politica interna, il rifiuto dell’imperialismo — che Trump ha posto a fondamento del suo programma.

In secondo luogo, dietro Hillary e Obama c’è la più potente organizzazione nel determinare il corso della politica estera americana: il Council on Foreign Relations, o CFR. Tale struttura proclama chiaramente la necessità di creare un Governo Mondiale. Le sedi del globalismo, come il Club Bilderberg o la Trilateral Commission, così come le istituzioni finanziarie globali e le multinazionali come la Federal Reserve e la Banca Mondiale — sono coordinate nientemeno che dal CFR. Questo è stato chiamato da Trump “la Palude”. Alla Palude, ovviamente, non è piaciuto affatto.

La modalità di azione del CFR è il soft power, lo strangolamento. Il CFR non ha alcuna fretta, ma prepara a poco a poco i suoi agenti in praticamente tutti i paesi del mondo, e promette e finge di fare concessioni. In quasi tutti i paesi esiste una élite politica ed economica controllata dai globalisti, esteriormente fedele alle autorità nazionali ma internamente orientata alla globalizzazione. Noi chiamiamo questo fenomeno la “sesta colonna”. La sesta colonna è configurata e controllata dal CFR.

Il CFR non fa tanto gli interessi dell’America quanto gli interessi dell’oligarchia finanziaria transnazionale. Per loro, gli Stati Uniti sono solo uno strumento, anche se il più potente. Rivoluzioni colorate, soft power, infiltrare società che non riconoscono ancora direttamente il Governo Mondiale — questa è la loro specialità. Il CFR è composto da liberal e il loro obiettivo è diffondere il liberalismo su scala globale — il globalismo. Il liberalismo è la loro ideologia. Trump ha litigato con il CFR. Questo è un fatto. E il CFR ha capito e ha reagito scatenandogli contro l’intero esercito di liberal americani coalizzatisi contro Trump nel paese — da qui il corteo femminista, le oscenità di Madonna, e le rivolte anarchiche.

Ma il CFR non è l’unico centro di potere negli Stati Uniti. Ci sono anche i neocon. Negli ultimi anni, sotto Obama, hanno perso terreno, ma hanno comunque mantenuto una certa influenza. I neocon sono aperti sostenitori dell’imperialismo americano. Per loro la comunità internazionale è un peso. Stanno costruendo un impero americano globale e lo chiamano con il suo nome. Se il CFR è in costante flirt con quelli che vuole schiavizzare, i neocon semplicemente stroncano gli indisciplinati. McCain è un tipico neocon. I neocon sostengono interventi militari diretti, rovesciamenti di governi ribelli, colpi di Stato, e annientamento del nemico. Trump si è opposto a loro, come si può vedere dalla sua contesa con McCain.

Infine, c’è lo Stato Profondo. Questo comprende i funzionari della sicurezza americani e i burocrati di stato che rappresentano il Complesso Militare Industriale, la comunità di intelligence, e una serie di altri guardiani dell’identità americana, il Destino Manifesto. Non hanno nessuna ideologia, ma si sforzano di mantenere la continuità delle istituzioni americane. Ma, naturalmente, non sono esenti da ideologia. Il CFR ha una grande influenza sullo Stato profondo, e nel 1990 l’influenza dei neocon in esso è cresciuta in modo significativo.

Cento anni fa, lo Stato Profondo americano era dominata dai realisti e conservatori tradizionali, ma sono stati progressivamente messi da parte. Proprio per questo lo Stato profondo — i leader dell’intelligence americana e dei servizi speciali — non hanno espresso fedeltà a Trump, ma hanno continuato l’indagine ostentata sulle fittizie interferenze russe nel processo elettorale. Hanno continuato a sostenere la gang liberal sulla base della diffusione in massa di fake-news. Così, lo Stato Profondo si è schierato con i nemici di Trump ricattandolo con il fattore russo.

Questa analisi dimostra che la presidenza di Trump non ha avuto alcun sostegno istituzionale. Anche nel Partito Repubblicano (GOP), solo una minoranza lo sostiene.

In questa situazione si potrebbe sperare in un miracolo da parte di Trump, o prepararsi alla sua sottomissione da parte della Palude in una delle sue tre espressioni — CFR, i neocons, o lo Stato Profondo. Se ciò non bastasse, le tre espressioni della Palude semplicemente lavorerebbero insieme per eliminarlo.

La mattina del 7 aprile, è diventato chiaro che questo è di fatto già avvenuto. Il Trump eletto dalla “cara vecchia America” è morto. Il nuovo “Trump” sta facendo esattamente il contrario di ciò che ha promesso. Il realista Trump non aveva affatto supposto di doversi occupare di ciò che sta avvenendo in Siria, al di là di unire gli sforzi con i russi per eliminare l’ISIS. Egli aveva promesso di smettere di intervenire. Ma ha agito diversamente. Improvvisamente crede in un’altra bugia dei globalisti circa “l’attacco chimico di Assad” e, senza alcun chiarimento delle circostanze, prende una “decisione”, cioè firma un documento piombatogli addosso in tutta fretta su un attacco missilistico su una base siriana.

Questa è la realtà. Le parole sono una cosa, le azioni un’altra. Qualcosa è andato storto.

Chi sta manovrando Trump a partire da adesso?

Se questo non è Trump, che è stato “eliminato”, allora chi ha preso la decisione sull’attacco missilistico? A giudicare dalla sua rapidità, molto probabilmente i neocon in tandem con lo Stato profondo. Il CFR avrebbe agito diversamente. Loro avrebbero presentato la Russia con qualche tipo di progetto soffocante e inviato una sorta di macchia nera (sebbene l’esplosione nella metropolitana di San Pietroburgo e le manifestazioni di studenti zombificati di Navalny erano, in linea di principio, una macchia nera), e soprattutto, l’avrebbero fatto attraverso i loro numerosi agenti nell’élite russa, e avrebbero proposto un compromesso. Il fatto che questa provocazione è stata effettuata improvvisamente e ha colpito noi, mostra che l’avatar che va sotto il nome di “Trump” sta governando per conto di un gruppo di neocon. Ciò è evidente anche dal coordinamento delle operazioni con Israele, che si appresta a partecipare all’operazione — le forze israeliane sono concentrate al confine con la Siria e il Libano in pieno assetto da combattimento. Dopo tutto, i più stretti alleati degli israeliani negli Stati Uniti sono proprio i neocon.

Si scopre che la lotta di Trump col CFR, che lui — mentre era ancora Trump — ha condotto in nome della “cara vecchia America” e del realismo nelle relazioni internazionali, è stata sfruttata dai neocon, che si sono appropriati delle leve del comando.

L’euforia del neocon Bill Kristol dopo le dimissioni di Steve Bannon è molto indicativa. Il suo Twitter è esploso di gioia.

Così Trump è stato dirottato dai neocon.

Ciò significa che la guerra è più che probabile.

Ma con chi, contro chi, quando e dove?

Guerra con chi?

A differenza di Trump, che credo non sia a conoscenza dell’esistenza della geopolitica, i neocon sono atlantisti. Per loro, come per i loro diretti predecessori, i trotzkisti, il nemico principale è il Potere della Terra, la civiltà eurasiatica, la tellurocrazia, vale a dire, noi.

Per lo Stato Profondo, questa è stata la consuetudine dai tempi della Guerra Fredda e del Maccartismo, e anche alcuni falchi del CFR come Zbigniew Brzezinski condividono questa visione dualistica del Mare contro Terra. Il CFR, generalmente, cerca di rassicurare Mosca nel dire che non esiste una cosa come la geopolitica e che la “guerra dei continenti” è una sciocchezza, ma essi stessi sono guidati dalla geopolitica e stanno conducendo contro di noi questa stessa guerra dei continenti. Naturalmente, è meglio quando un nemico non sa che la guerra è condotta contro di lui — facendogli credere che sta tranquillamente prendendo il sole sulla spiaggia. Allora sarà una sorpresa quando un sottomarino nucleare emergerà accanto alla sua sedia a sdraio. Bingo!

Quindi, i neocon considerano l’attacco missilistico alla base siriana per quello che in realtà è: un attacco militare contro i russi. Trump lo ha espresso in modo meno esplicito: “Gli amici di Assad saranno delusi”. Questa è la retorica di un pappagallo delirante, non di un realista vittorioso che ha deciso di fare di nuovo grande l’America. La Palude applaude.

Una cosa è chiara: questa è una guerra contro di noi.

Ma sarà travestita da guerra contro i nostri amici e alleati, contro Assad (ovviamente), contro l’Iran, contro gli sciiti e Hezbollah in particolare. A Mosca sarà offerta — qui torna di nuovo utile la rete del CFR — come resa di unirsi alle operazioni contro Assad e Teheran dal lato degli Stati Uniti e dei suoi alleati: “Trump nottetempo ha cambiato la sua posizione. Forza, ragazzi. Ci si aspetta siate realisti”. Qualcuno calcolerà che se ci arrendiamo, possiamo evitare la Terza Guerra Mondiale. Ma non possiamo. Si combatte contro di noi, e i nostri amici sono solo un obiettivo secondario a livello locale, e la prova principale della nostra resistenza. Se li abbandoniamo, potranno fare ciò che vogliono con noi.

Ma se i neocon sono quelli che stanno manipolando l’avatar di Trump, allora non insisteranno nel persuadere la Russia. Semplicemente tireranno dritto lungo la loro direzione. Loro hanno un piano. E se sono riusciti ad appropriarsi delle leve del comando della macchina americana, cosa che quasi avevano perso la speranza di fare sotto Obama, agiranno il più rapidamente possibile cercando di non perdere altro tempo.

Dunque, la Terza Guerra Mondiale sarà condotta dalla Palude, dagli atlantisti, e dai sostenitori dell’imperialismo americano contro di noi. Formalmente, Assad e gli sciiti saranno designati come i nemici. L’Unione Europea, che è completamente controllata dalla Palude, si unirà alla coalizione. Pressioni potrebbero anche esser fatte su Erdogan, riportandolo nel campo di gioco americano.

Guerra dove?

Il fronte principale di questa guerra sarà ovviamente il Medio Oriente, vale a dire Siria e le regioni circostanti. Le profezie degli ortodossi, protestanti, ebrei e musulmani convergeranno: l’Armageddon accadrà in prossimità della Terra Santa.

Ma ovviamente il nemico aprirà contro la Russia anche altri fronti. Innanzitutto, dovremmo aspettarci un attacco in Donbass con una parallela invasione della Crimea. La portavoce neocon Victoria Nuland, moglie del maggiore neocon Robert Kagan, è in Ucraina. Questo ci dice qualcosa.

A ciò seguirà una serie di attacchi terroristici simultanei nella capitale della Russia e in altre grandi città, e l’attivazione di militanti jihadisti nel Caucaso del Nord.

Probabilmente si riaccenderà il conflitto del Karabakh.

In questo contesto, ondate di protesta si leveranno e la quinta colonna andrà per le strade. Abbiamo visto le prove di tutto questo con Navalny.

Infine, il nemico cercherà di effettuare un colpo di stato per rovesciare Putin, su cui si sostiene tutta la Russia come Stato indipendente e sovrano. Questo sarà il lavoro della sesta colonna. Il filo conduttore della cospirazione potrebbe essere il motto liberal: “guarda a ciò che questa sovranità — quello de ‘la Crimea è nostra’, il conservatorismo, ecc. — ci ha portato” o anche un qualche tipo di retorica ultra-patriottica tipo: “guarda come ha esitato” o “guarda alle nostre perdite — sono dovute tutte alla sua indecisione”.

Non si può escludere che l’arena della guerra comprenderà anche altri territori.

Guerra quando?

Quando inizierà la Terza Guerra Mondiale? In un certo senso, è già iniziata. Ma potrebbe finire velocemente. Come? Per esempio, se riconoscessimo la sconfitta. A quel punto non ci sarebbe bisogno di combattere, dal momento che lo scopo della guerra è assoggettare il nemico, controllare il suo territorio, le sue istituzioni, e la sua coscienza. L’Occidente ha già parzialmente stabilito questo tipo di controllo sulla Russia. La sola cosa che loro non controllano interamente è lo stesso Putin. Perciò, la Terza Guerra Mondiale sarà in qualche senso diretta contro di lui.

Ma cosa significa che “la guerra è già iniziata”? Significa che se la Russia reagisce duramente, allora si avvierà una serie di irreversibili azioni di drammatica natura, ciò che viene chiamato una guerra, e dato il coinvolgimento diretto delle due potenze mondiali nucleari, questa guerra sarà per definizione una guerra mondiale.

Se ci ritiriamo, la guerra ha tutte le probabilità di finire in fretta e con perdite minime, ma questo significherebbe la nostra resa con tutte le conseguenze. Per non parlare della Crimea, che è nostra solo fino a quando siamo noi stessi. Dobbiamo retrocedere solo di un passo e il nostro quadro solipsistico crollerà immediatamente.

Se rispondiamo, lo scoppio della guerra potrebbe essere ritardato e la guerra potrebbe persino essere rinviata. Se non riusciamo a risolvere la questione in modo netto e rapido, Washington invierà i negoziatori del CFR e la questione si trascinerà ulteriormente. Seguite la visita a Mosca di Kissinger — un negoziatore del CFR di prim’ordine. Viene non per pugnalare, ma per strangolare.

La geopolitica non può mai prevedere l’esatta tempistica dei processi. I geopolitici capiscono perfettamente cosa e dove. Ma il “quando” dipende da troppi fattori. A questo proposito il processo è aperto.

Che cosa si deve fare?

Mi sono reso conto che ogni analista o, ad essere più duri, qualsiasi imbecille sa cosa fare in questa situazione di oggi. Tutti loro irrompono con i loro consigli e raccomandazioni, dal suono forte e volgare. Non voglio partecipare a questo coro. Inoltre, il governo non dà ascolto a niente e nessuno. E forse è giusto così.

Pertanto, è opportuno limitarci a tale analisi preliminare e essere in grado di correggere qualcosa, chiarire qualcosa, e rivedere qualcosa. Dopo tutto, in ogni guerra, quasi tutto dipende dalle condizioni di partenza, che dovrebbero perciò essere analizzate con la maggior precisione possibile. Un errore a questo livello — anche il più insignificante — in seguito può dare risultati disastrosi.

 

Il traduttore: Donato Mancuso