Eurasia e antiglobalismo, il pensiero di Dugin in cinque punti

16.07.2019

Dugin gira l’Italia e scatena dibattiti ferocissimi. Il filosofo russo divide e i suoi detrattori, che hanno chiesto e talora ottenuto (come a Messina) che non parlasse in pubblico, lo hanno bollato addirittura come nazista o, almeno, eminenza grigia o quantomeno consiglioridi Putin e del pensiero russo che vorrebbe imporsi al di là dei confini della nazione.

Aleksandr Dugin ha teorizzato la cosiddetta “quarta teoria politica” che ha l’ambizione di superare i sistemi liberali, fascisti e comunisti. In un’interessante intervista rilasciata a Francesco Palmieri per l’Agi, Dugin ha espresso il suo pensiero e la sua posizione sui casi politici e geopolitici che fanno dibattere il mondo.

Multipolarità contro globalizzazione

Dugin ha spiegato così la sua posizione, come “l’idea di un mondo multipolare” che vada a sostituirsi all’unipolarità propugnata dal “globalismo di radici anglosassoni”. In quest’ottica, il populismo diventa “alleato naturale di tutti quei Paesi come Russia, Cina, India e Stati Islamici che vogliono trovare un posto degno nel mondo”. Un “nuovo” sistema geopolitico in cui nessuno, nemmeno la Cina, “concepisce il suo modello come universale”.

Europa a Est

L’individuazione dell’Eurasia quale regione politica e prima ancora culturale è centrale, e tale resta, nel pensiero di Dugin. Da Lisbona a Vladivostok. “Putin ha scritto un bell’articolo in cui si parla del filo comune che le unisce”. Ma la Russia in Europa, per il filosofo, non vuol dire indebolimento del continente. Tutt’altro. “Vogliamo un’Europa indipendente che ricostituisca la sua sovranità. La civiltà europea occidentale si coniuga alla civiltà russa ortodossa”. Con una importante premessa, relativa al rispetto dell’identità e delle differenze tra ciascuno.

Il “precedente” italiano, “oltre destra e sinistra”

Non è quartana: il governo gialloverde, composto da Lega e CinqueStelle che si imposti su posizioni anti-elitarie, non soffre che di qualche (fisiologico) raffreddore. Dugin ritiene che l’esecutivo Conte “sia il primo passo verso un populismo integrale” nonché “segno di un grande cambiamento” che fa dell’Italia l’avanguardia europea.  Che vi siano differenze è segno di salute: “Sono un segnale positivo. Questo governo è un simbolo che si può andare oltre destra e sinistra. […] Più dura e più sono contento”.

Gli equivoci su Papa Francesco

Secondo il filosofo russo, Papa Francesco è “antiglobalista e anticapitalista”. Ma la posizione della Chiesa, che per Dugin “è interessante”, rischia di provocare qualche equivoco: “Calata in Italia, assume le forme di un appoggio incondizionato all’Islam e all’immigrazione”. Ma val la pena di correre il rischio: “La modernità globalista comincia a morire a Roma”.

“Non rappresento la destra radicale”

Dugin smentisce categoricamente di essere un rappresentante della destra estrema, della “far right” di cui s’è parlato per mesi interi ai tempi dell’elezione di Donald Trump e che, a ogni elezione, torna spauracchio in Europa e in Italia.

Il pensatore russo ha altre priorità: “Chiunque critichi il globalismo è mio alleato naturale, da Noam Chomsky a Massimo Cacciari. Non so se sia vero il contrario (tra l’altro, da qualche ora, Chomsky ha deciso di non prendere parte a un convegno a Udine in cui sarebbe stato relatore proprio insieme a Dugin) ma io sono amico loro”.

L’avversario, Dugin, lo vede nelle élite “razziste”: “A differenza di quello biologico, il razzismo gnoseologico non è stato sconfitto. Considerano sottosviluppato uno che crede in qualche dio o legge libri di un altro scaffale. Il primo sono io”.