Il nuovo governo italiano: un primo bilancio

22.10.2018

A più dei fatidici cento giorni dal suo insediamento, sorge naturale la necessità di fare una prima valutazione del nuovo governo italiano così da poter capire cosa l’immediato futuro riservi alla nostra patria Italia. Ne ho parlato con il professor Gianfranco La Grassa ed il risultato è stata una video intervista:

https://www.youtube.com/watch?v=ksOZRxE4AhU

Luigi Di Maio per i 5Stelle e Matteo Salvini per la Lega Nord sono gli uomini di punta di questo governo, i più appariscenti agli occhi degli italiani. Ad unire questi due c’è Giuseppe Conte, il professor Conte, con il suo portamento signorile, la sua padronanza della lingua inglese, quel suo aplomb quasi anglosassone, che tanto lo differenziano in meglio dallo squallore e dalla pochezza di coloro che lo hanno preceduto nella carica di Primo Ministro. Conte non è semplicemente un comprimario al duo Di Maio – Salvini ma un vero e proprio trait d’union che riesce a ritagliare per sé stesso quell’autonomia e autorevolezza che ci si aspetta dal suo ruolo di Presidente del Consiglio.

Benché i due partiti di governo abbiano delle innegabili divergenze nella loro visione politica, che potrebbero anche portare ad una fine prematura della legislatura, l’esecutivo Lega-5Stelle si sta impegnando a mantenere fede alle promesse fatte in campagna elettorale dai rispettivi partititi che lo compongono e che sono state poi rimarcate nel patto di governo che ha portato alla sua nascita. Può piacere o meno, si può essere d’accordo o meno, ma il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari era una di queste promesse elettorali così come l’attenzione alle grandi difficoltà che gli italiani sperimentano nel trovare o mantenere un lavoro. La sinistra uscita sconfitta dalle ultime elezioni ha bellamente ignorato per anni ed anni tali difficoltà e semmai le ha accentuate, seguendo i diktat di Bruxelles (leggi: Berlino) all’insegna dell’austerità, dei tagli al bilancio dello Stato, del “Più Europa!” che ci avrebbero tutti consegnati ad uno scenario da incubo in stile greco. Non a caso, vi sono non poche somiglianze tra l’ex Primo Ministro Matteo Renzi e il suo omologo greco Tsipras, entrambi alfieri di una sudditanza vergognosa a tutte le più rovinose richieste di Bruxelles (o Berlino, che dir si voglia).

Se Luigi di Maio come Ministro del Lavoro riserva un’attenzione alle difficoltà lavorative degli Italiani che sfiora perfino una devozione senza precedenti, è con l’azione del Ministro degli Interni Matteo Salvini che gli sbarchi di immigrati si sono di fatto esauriti e le navi delle (si fa per dire) benevole ONG non fanno più la spola tra i punti di raccolta nel Mediterraneo meridionale e i porti italiani, sempre aperti ed accoglienti nelle passate legislature dominate dal Partito Democratico Italiano che oramai si trova ben avviato sulla via di una estinzione tanto politica quanto meritata. Non per nulla, i sondaggi indicano chiaramente che la fiducia e la simpatia degli italiani nei confronti di Lega e 5Stelle sono addirittura aumentati e che, se si votasse ora, soprattutto la Lega vedrebbe aumentare i propri consensi e il proprio peso in Parlamento. Più aumentano gli insulti e le critiche assurde che Salvini riceve dai benpensanti ipocriti di una Sinistra senza più arte né parte, più aumenta il suo seguito tra la gente comune che costituisce, come è naturale, la parte più consistente del corpo elettorale italiano.

In una Unione Europea dominata dalla finanza e dal capitalismo finanziario, l’Italia aveva sempre recitato, grazie ai precedenti governi targati PD, il ruolo della serva devota e sottomessa, sempre dalla parte dei propri padroni perché preda di una sindrome di Stoccolma auto-perpetuante. Ora invece stiamo assistendo ad un cambio di rotta che, seppur ben lungi dall’essere consolidato, ha comunque in sé il nuce di un futuro diverso da quello che ci volevano riservare i “veri europei”, sempre pronti come primi della classe a puntare il dito e a rinfacciare all’Italia le sue vere o presunte mancanze, i suoi problemi, le sue difficoltà. L’Italia invece ha alzato la voce e puntato i piedi su economia ed immigrazione: non c’è ancora stato un moderno Incidente di Corfù (purtroppo!) ma rispetto al servilismo delle passate legislature, alla cieca ed ostinata volontà di scomparire come popolo elevata a bandiera di una nuova Rivoluzione Culturale in salsa europeista, il cambiamento c’è e si comincia a vedere.

Le parole di Oettinger, così ignobili e piene di disprezzo per la Nazione Italiana, sui mercati che ci avrebbero insegnato a votare come si deve, a noi italiani servi pigri ed infedeli che avevamo osato svegliarci un mattino a rivendicare i nostri destini attraverso la nostra sovranità, queste parole hanno lasciato un segno le cui conseguenze non sono ancora facilmente individuabili. Forse non solo in Italia ma anche in altre Nazioni dell’Unione, in cui i popoli si stanno destando da una narcosi che sembrava irrecuperabile.

I risultati delle recenti elezioni regionali in Germania indicano che gli elettori tedeschi stanno provando un sentimento critico verso le politiche e la visione dell’Europa dell’attuale cancelliere, la frau Merkel la cui severità e spietatezza è diventata così tristemente familiare ai greci affossati nella crisi economica.

Il distacco tra la Sinistra che ha governato fino a poco tempo fa e l’Italia che, stufa di parole e prese in giro, ha deciso di cambiare pagina, si visto chiaramente a Genova, proprio in occasione dei funerali delle vittime del crollo del ponte Morandi. I rappresentati del passato governo sono stati fischiati e contestati in un modo che francamente non si era mai visto prima mentre i ministri del nuovo governo, lo stesso Primo Ministro Conte, sono stati accolti con calore ed affetto enormi. Certo, il popolo spesso è ondivago e i suoi favori possono cambiare velocemente ma quell’episodio ha lasciato spaesati i politicanti di Sinistra, così pieni di una boria da loro mai percepita come tale e che li ha progressivamente allontanati dai loro elettori.

Il riscatto dell’Italia passa anche attraverso una nuova gestione della televisione pubblica. Marcello Foa è diventato finalmente il nuovo presidente della RAI: una persona competente, per bene e con i tratti dell’umiltà che è propria di chi fa le cose perché le sa fare e non si limita a cianciare al vento. Controllare adesso la televisione pubblica significa invertire la narrazione corrente del “Non c’è alternativa!” e che è stata usata in passato per far accettare agli italiani tutte le più assurde scelte economiche, politiche e sociali. Foa è un esperto di comunicazione, di fake news e spin doctor: vi ha dedicato due libri ed innumerevoli saggi. La speranza, per noi la certezza, è che grazie alla sua gestione, la televisione pubblica italiana riacquisti la sua originaria autorevolezza e professionalità ritornando così al servizio della Nazione italiana.

Ci sono molte sfide che ci attendono ancora: il percorso tracciato non è una strada dritta e stabile e questo che è ancora un sogno di rinascita può benissimo crollare sotto il peso di alcune contraddizioni interne. Ma ad impedirci di rinascere come Nazione non possono essere le difficoltà che si incontrano lungo la via o gli egoismi bulimici dei “mercati” (inesistenti se non come mere consorterie affaristiche, ci ricorda Paul Craig Roberts). Se questo sogno di rinascita, ora ancora agli inizi, dovesse cadere, sarà non solo a causa di una lotta senza quartiere fattaci dalle altre potenze europee, mai veramente nostre amiche e solo forzatamente nostre alleate, ma anche per colpa di un desiderio di autocastrazione in cui gli italiani sono diventati, ahimè, particolarmente esperti.