LA METAFISICA DEL POPULISMO

15.12.2019

Conferenza tenuta da Aleksandr Dugin in occasione delle «Jornadas de la Disidencia» svoltesi in Spagna nel 2018.

 

Oggi parlerò del populismo, della metafisica del populismo. Il populismo è normalmente inteso come una forma politica senza metafisica o ideologia, come una sorta di demagogia incoerente che cerca solo di assecondare le masse. Il termine «populismo» è, in quanto tale, un termine palesemente dispregiativo. Un modo per demonizzare i nemici delle élite liberali globaliste. I populisti sono i nemici della società aperta, di Popper e Soros, coloro che non accettano lo status quoglobale, il dominio dei liberali in tutti gli aspetti della politica, della cultura, dell’arte, della geopolitica e dell’economia mondiale. Oggi vediamo come sempre più attorno a noi si discuta delle molteplici manifestazioni dei populismi. Ho dunque studiato questo argomento e sono giunto ad alcune interessanti conclusioni che vorrei condividere con voi questa sera a Madrid.

 

Anzitutto, occorre comprendere che la situazione politica in Occidente, in tutti i paesi e in tutte le società, è cambiata notevolmente negli ultimi anni. Bisogna anche capire che il liberalismo è oggi l’ideologia dominante. Questo aspetto è abbastanza chiaro e riconosciuto da tutti. Ma cos’è il liberalismo oggi? Senza comprenderlo, non saremo in grado di capire cosa rappresenti il populismo come alternativa.

 

Destra e sinistra durante la Modernità

 

Per cominciare, la politica tradizionale durante la Modernità si divideva in termini di sinistra e destra. Ma quando ci soffermiamo sui dettagli, su cosa siano state la destra e la sinistra e cosa esse significano oggi, vediamo in retrospettiva che la destra e la sinistra nella Modernità si componevano ciascuna di due parti. In primo luogo, abbiamo una destra economica, che rappresenta il potere dei grandi capitali, del libero mercato, dei monopoli e degli Stati liberali che insiste affinché i ricchi diventino più ricchi e i poveri più poveri. Questo è l’aspetto economico della destra. In secondo luogo, l’altro aspetto classico della destra è la difesa dei valori tradizionali, della famiglia, della patria, della Chiesa, delle radici, dell’identità. Vale a dire, l’aspetto che rappresenta la parte politica della destra. La destra «pura», quindi, verrebbe generalmente ad essere composta da questi due elementi: una destra economica e una destra politica.

 

E la sinistra? Anch’essa si compone di due parti. Da un lato, troviamo una sinistra economica, posizionata a favore della giustizia sociale, di uno Stato paternalistico che aiuta le persone meno capaci a procacciarsi il sostentamento economico necessario a sopravvivere, a favore della redistribuzione dei beni sociali e anche della lotta dei lavoratori contro i capitalisti. Questa è la sinistra economica la quale, logicamente, si oppone alla destra economica. Ma cos’è la sinistra ideologica o politica? È qualcosa d’altro. La sinistra politica è il progressismo, l’idea di liberazione individuale, l’ideologia di genere, l’agenda LGBT, il discorso a favore dei migranti, il disfacimento e la distruzione della religione, il materialismo e la tecnocrazia, e così via. Ed era tipico della politica dell’era moderna che queste due parti della sinistra fossero quasi sempre collegate.

 

Il liberalismo postmoderno: né di destra né di sinistra

 

Fino a non molto tempo fa è stato così, ma dopo la caduta dell’Unione Sovietica, che rappresentava la sinistra economica e, in un certo senso, anche la sinistra politico-ideologica, dopo questo, il liberalismo ha prevalso ovunque. E durante gli anni novanta si è trasformato in qualcosa di diverso da ciò che era. Oggi non è più di destra o di sinistra, perché unisce in sé l’economia capitalista, con la difesa del grande capitale, della grande finanza e del libero mercato, e le cause che si collocano politicamente e culturalmente a sinistra, in quanto è anche a favore dell’ideologia di genere e del progressismo caratteristico della cultura postmoderna. Il liberalismo odierno non è più né di destra né di sinistra. Esso è economicamente di destra ma, allo stesso tempo, politicamente, ideologicamente e culturalmente è di sinistra. È precisamente questa la forma «pura» del globalismo di oggi. È proprio questa ideologia, che non è né di destra né di sinistra, a dominare oggigiorno e a definire i limiti di ciò che è politicamente corretto. La difesa del libero mercato e del grande capitale, verniciata dalla dimensione «culturale» della sinistra attuale, che equivale ad un «marxismo» senza lotta contro il capitalismo, ad una forma di marxismo totalmente separata dalle sue vecchie lotte concrete e, quindi, ad una forma ideologica borghese concepita alle spalle dei lavoratori: questa è l’ideologia dominante, che assume la forma di una dittatura ideologica, condivisa da tutte le élite del mondo, in Spagna, nell’Unione europea, negli Stati Uniti, in Russia, in Cina e nel mondo arabo. Tutte le élite che rappresentano la classe dominante condividono questa ideologia. E tale ideologia non è stata il frutto di una libera scelta. Noi, i popoli, non abbiamo deciso di aderire a questa ideologia, ci è stata imposta. Oggi ci troviamo sotto il dominio di questa ideologia. Risulta «accettabile», «possibile» e «nobile» solo ciò che rientra nel quadro di questa ideologia liberale dominante.

 

Ma cos’è che viene escluso a destra e a sinistra? Oggi non è politicamente corretto difendere la famiglia, la tradizione, la patria o il Cristianesimo. Tantomeno lo è lottare per i lavoratori contro il capitale. Detto altrimenti, da un lato abbiamo la destra politica, che è rimasta al di là del recinto del liberalismo e viene denominata «fascismo», «nazionalismo», «razzismo», «estrema destra» e, in questi termini, viene respinta ovunque. Nel quadro della nota reductio ad hitlerum, viene identificata con lo stesso Hitler. A sinistra, viene tenuta fuori dal liberalismo quella che prima consisteva nella lotta per la giustizia sociale e per i lavoratori: la sinistra economica. Anche questa viene demonizzata, e identificata con Stalin, con il comunismo, con i gulag. Pertanto, l’identificazione del populismo con Hitler e Stalin, con Auschwitz e i Gulag, serve politicamente ad imporre un unico sistema di valori liberali. E liberale in entrambi i sensi, sia di destra che di sinistra allo stesso tempo, non separatamente. Con ciò, le politiche tradizionali della sinistra socialista e della destra conservatrice rimangono in questo contesto marginalizzate, poiché hanno perso il sostegno dell’elemento liberale e sono svanite di fronte al trionfo totale del liberalismo globalista.

 

Al momento il liberalismo è solo, non c’è niente al di fuori di esso perché il fascismo e il comunismo sono vietati e demonizzati. Non è possibile oggi, ad esempio, dichiararsi in un’università rappresentante di valori tradizionali o opere tradizionali o conservatrici perché ciò significherebbe immediatamente la fine della propria carriera universitaria. Un po’ meglio andrebbe con Marx o Gramsci, ma anche la difesa di Stalin o del ruolo dello Stato nell’economia o il porre un accento eccessivamente grande sulla critica del capitalismo non è ben visto nelle università. Istruzione, politica, cultura, editoria, ideologia, arte, tutto è sotto il controllo di quest’ideologia autenticamente liberale. Il liberalismo non offre alternative. È molto interessante che quando confrontiamo il liberalismo con società comuniste o fasciste a tutti gli effetti totalitarie, possiamo sentirci attratti dal liberalismo, poiché esso è a favore della libertà, a favore di una società non totalitaria, ma quando non ci sono più società concretamente comuniste o fasciste, il liberalismo mostra il suo aspetto totalitario, perché non tollera alcuna alternativa. Qualifica immediatamente qualsiasi alternativa come estremismo. Se guardiamo all’opera più importante dell’ideologia liberale, La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper, il suo titolo riflette la verità. Perché i liberali dicono di non avere nemici, ma ce li hanno. Tutti i non-liberali sono loro nemici. E cosa fanno con i loro nemici? Li eliminano. Ciò si manifesta concretamente nelle origini del liberalismo. Questo libro contiene una critica radicale a Platone e Aristotele, i principali esponenti della filosofia tradizionale greca occidentale; in esso, entrambi sono descritti da Popper come fascisti e comunisti, come nemici della società aperta. Qui si ravvisa la natura totalitaria di questa ideologia, che non si presenta come ideologia, ma penetra nelle cose stesse. Noi non viviamo più nel contesto del liberalismo ideologico, ma in un mondo liberale, creato e concretizzato a partire dalle sue idee.

 

Il populismo: la risposta al liberismo postmoderno

 

È qui che entra in gioco il populismo. Perché? Perché il populismo rappresenta la contestazione, il rifiuto, la negazione dello status quo. Il populismo non è un’ideologia, il populismo è un «no» rivolto contro questo dominio del liberalismo. Non è una continuazione della politica preliberale, il populismo è qualcosa di nuovo. Non rappresenta un’ideologia, è piuttosto una reazione contro la dominazione liberal-globalista a livello planetario che diventa sempre più forte, sempre più evidente. Il populismo si incarna in politici, movimenti e persino in paesi interi… Lo stesso presidente degli Stati Uniti ha organizzato la sua campagna elettorale sulla base del populismo propugnato da Steve Bannon, criticando l’establishment e il liberalismo globalista. Questo non significa che Trump è populista, ma che egli ha usato il populismo per criticare l’establishment. Il che dimostra il potere non già di Trump, ma del populismo, il quale possiede grandi potenzialità. Oggi il governo di un grande paese europeo come l’Italia si è costituito sulla base di un’alleanza tra i populisti di destra della Lega di Matteo Salvini e i populisti di sinistra del Movimento 5 Stelle di Di Maio [la conferenza trascritta in queste righe si è tenuta prima della caduta del governo “gialloverde”, NdT]. Populista è Orban. Populista, in una certa misura, è Putin. Populista è Kurz in Austria. Populisti di destra sono Alternative für Deutschland e il Front National. Populista di sinistra è Sara Wagkenecht o Syriza e, in una certa misura, Podemos. Il populismo è un fenomeno molto importante.

 

Teoricamente, si tratta di un campo ideologico non-neutrale: il populismo è antiliberale e questo è un punto di fondamentale importanza. Il populismo si oppone allo status quo, perché tutti i partiti liberali di sinistra o di destra, che rappresentano il centro, appartengono all’élite dominante. Il populismo è un andare contro, è la reazione, è la resistenza. Dobbiamo rammentare ciò che abbiamo detto in precedenza su ciò che l’attuale liberalismo ha mutuato dalla destra e dalla sinistra e su ciò che invece è stato demonizzato. Se il liberalismo comprende la sinistra culturale e l’economia di mercato del grande capitalismo, al populismo rimane logicamente e teoricamente la politica della destra e l’economia della sinistra. Il populismo si trova nello spazio ideologico in cui si incontrano la lotta operaia contro i capitalisti, abbandonata dalla sinistra liberale, e la difesa e la lotta per i valori tradizionali, dimenticate dalla destra liberale. Questo è il nostro modo di intendere il populismo: si tratta di una reazione antiliberale che non è né di destra né di sinistra. Non parte da una posizione ideologica, ma dalla resistenza al liberalismo in quanto polo opposto.

 

Ma questo polo opposto può esistere solo nel momento in cui uniamo le sue due parti, la parte sinistra e quella destra, nello stesso progetto. Tuttavia, questo è proprio ciò che il liberalismo non ci consente di fare. Perché? Perché quando il liberalismo stesso unisce le due parti di destra e di sinistra in sé, non lascia che il polo opposto faccia lo stesso. E per evitarlo, usa due strumenti: l’antifascismo e l’anticomunismo. Ciò che impedisce ai populisti di destra che difendono i valori tradizionali, oggi in via di estinzione e annichilimento – ci riferiamo alla famiglia, alla religione, ai normali rapporti tra i sessi, ecc. – di unirsi al populismo di sinistra è lo stigma del «comunismo» o «marxismo» che pesa su quest’ultimo. D’altro canto, ciò che impedisce a questo populismo di sinistra di aderire al populismo di destra è l’antifascismo, che appare come elemento indispensabile a qualsiasi forma assumano le tradizioni di sinistra. La cosa interessante è che, come abbiamo detto, i liberali hanno superato le differenze tra la destra e la sinistra, ma non consentono ai loro nemici di fare altrettanto. Essi non permettono di strutturare la figura integrale del nemico della società aperta: puntano a separare e manipolare le due forme di populismo perché, finché saranno separate, non saranno pericolose, dal momento che si combatteranno a vicenda e non attaccheranno il sistema. Il liberalismo si serve anche dei migranti, che immette sulla scena europea per creare un altro punto di divisione tra loro. Si tratta di una lotta controllata tra europei e migranti, che aiuta i liberali a governare mentre entrambi perdono la loro identità e i propri legami concreti con le rispettive società, tradizioni e modi di essere. Quando tra le due forme di populismo vi è un abisso insormontabile, il liberalismo non ha alcun problema o al massimo incontra problemi tecnici… perché è possibile manipolare un’opposizione in modo unilaterale. Ma cosa vediamo in Italia? Nel momento in cui i populisti di destra e i populisti di sinistra sono riusciti a superare questa radicale interdizione di Soros e dei globalisti, dei banchieri, dell’Unione europea, di tutte le élite, hanno formato un governo che senza questa alleanza non era possibile fare. E questo esempio è molto importante, perché dimostra che è possibile considerare il populismo non solo come una reazione viscerale, naturale, emotiva, cieca e sentimentale contro il liberalismo e la sua dittatura: esso è qualcosa di più. È questa possibilità di creare un’alleanza, condizione della grande vittoria ideologica del futuro. E l’Italia è oggi un’avanguardia nel processo di sviluppo del populismo. È interessante come Matteo Salvini si sia fatto realizzare una t-shirt con su scritto: «io sono populista». L’idea che sia possibile applicare a se stessi questa denominazione è un grande passo avanti nella comprensione del fatto che il populismo è qualcosa di più che una reazione. E vediamo lo stesso nel caso delle 5 Stelle, non è facile per i populisti di destra o di sinistra accettarsi reciprocamente ma quando ciò si verifica la situazione metafisico-ideologica cambia radicalmente perché questa unione è sufficiente a porre fine alla dittatura del liberalismo e l’Italia è oggi in prima linea in questa grande lotta che oltrepassa i confini della politica italiana ed europea. È la lotta per il futuro, perché la possibilità di congiungersi e superare l’abisso tra populismo di destra e populismo di sinistra crea una nuova ideologia che possiamo chiamare populismo integrale. E qui possiamo richiamarci alle parole di George Bernarnos, il quale ha affermato che mentre la borghesia è di sinistra e di destra, il popolo non lo è. Il popolo è popolo integralmente, è inseparabile. Il popolo cerca giustizia sociale e valori tradizionali. Al popolo non importa se ciò è coerente o se corrisponde alle ideologie dominanti della sinistra o della destra. Il popolo vuole una società basata sui princìpi della giustizia e vuole preservare la propria identità e le proprie tradizioni, le proprie istituzioni, ed è all’origine della reazione dell’essere umano contro l’alienazione totale tecnocentrica.

 

Il Dasein contro la logica storica del liberalismo

 

Qualche parola per comprendere meglio il liberalismo. Cos’è il liberalismo? Esso rappresenta l’idea per cui l’essere umano debba essere liberato da ogni forma di identità collettiva. È individualismo. Ma l’individuo è il prodotto di questa liberazione, non le è preesistente. L’individuo è un concetto normativo che il liberalismo ha lottato per inverare, liberando l’essere umano concreto dai suoi legami con la religione (attraverso il protestantesimo come primo passo), con le professioni e associazioni di gilda medievali, e poi con la nazione mediante il cosmopolitismo. Oggi il liberalismo lotta politicamente e ideologicamente in un modo totalitario per liberare l’individuo dal suo sesso, che considera opzionale. Proprio come prima con la religione, la professione e la nazionalità, oggi il sesso è facoltativo. Perché? Perché il sesso è un’identità collettiva. Ed è per questo che per i liberali è necessario anteporgli l’individuo, per dargli «la possibilità di scegliere». Ma quale sarà l’ultimo momento di questa lotta per la liberazione e la creazione dell’individuo? La liberazione dell’essere umano, nel frattempo già diventato trans-sessuale. Perché è l’ultimo vincolo, l’ultima identità collettiva: l’umanità stessa. Essere umani è una forma di partecipazione a un’identità collettiva. Dunque, il programma del liberalismo per il futuro è il post-umanesimo. E non si tratta di una fantasia. Se mettiamo insieme tutte le fasi vedremo chiaramente che, passo dopo passo, la logica del liberalismo sta seguendo questo percorso in modo del tutto coerente. E cosa si oppone a questo post-umanesimo? Non solo le persone che difendono la famiglia in relazione alla fase attuale della lotta, non solo coloro che vogliono più giustizia sociale mossi da motivazioni concrete, perché dietro di loro si cela la resistenza ontologica dell’uomo, l’Uomo con una lettera maiuscola che lotta contro la sua morte inevitabile per la logica del liberalismo e sempre più prossima. Si tratta di una guerra, di una resistenza metafisica dell’uomo che non vuole scomparire. Il populismo è, a nostro avviso, un sintomo di quest’ultimo risveglio dell’uomo dinanzi alla sua fine. I liberali, a questo proposito, dicono: «cos’è l’uomo? Cosa lo differenzia dalla macchina? Possiamo far funzionare meglio questa macchina, in modo perfetto, senza mali o infermità, senza i difetti che essa presenta oggi. Possiamo migliorare l’uomo.» Il post-umanesimo è logico per loro perché essi ritengono che l’uomo sia già una macchina. Ma quando filosoficamente intendiamo difendere l’essere umano la cosa non è poi così semplice perché, in un certo senso, l’uomo è una macchina. I nostri pensieri, le nostre reazioni, i nostri movimenti, tutto è più o meno programmato e generale.Pensiamo di essere unici, ma siamo così simili nei nostri desideri, reazioni e sentimenti che, a questo proposito, siamo macchine. Martin Heidegger, il grande filosofo tedesco, quando ha pensato a ciò che veramente è l’umano, ciò che è l’assolutamente umano, è giunto alla conclusione molto interessante che solo il Dasein (esser-ci) è propriamente umano. Tutto il resto lo condividiamo con altre specie. E cos’è il Dasein? L’esser-ci, per Heidegger, è il rapporto con la morte. L’unica cosa che separa gli esseri umani da tutti gli altri esseri è la loro relazione personale con la morte. Di fronte alla morte, l’uomo vive, l’uomo è, sente di essere nel mondo e crea le sue relazioni con tutti gli altri esseri. Questo rapporto con la morte è fondamentale per il Dasein. E non è un caso che i post-umanisti ci promettono l’assenza di morte. Essi vengono a rubare la nostra morte come niente fosse… perché vedono la morte come qualcosa di negativo, come un difetto. Al riguardo i post-umanisti affermano: «non perderai nulla quando diventerai immortale, perché l’anima non esiste». È precisamente questo il programma del post-umanesimo. E dov’è la difesa dell’essere umano contro questo processo? Essa corrisponde alla difesa del Dasein, dell’esser-ci in relazione alla morte, che rappresenta la condizione ultima dell’essere umano di cui i liberali vogliono privarci.

 

È precisamente questa la metafisica del populismo: a) che dietro la lotta della reazione populista si cela un’ideologia del populismo integrale che unisce la giustizia sociale e la difesa dei valori tradizionali; b) che dietro questa ideologia si cela la lotta dell’essere umano contro l’ultima fase della macchinazione, della sua trasformazione in macchina, in intelligenza artificiale; c) che dietro questa lotta dell’essere umano, la sua ultima lotta, si cela anche un livello ancora più profondo: il livello della relazione dell’essere umano, del Dasein, con la morte. Ed è proprio qui che entra in gioco la Quarta Teoria Politica, per organizzare la lotta contro il liberalismo senza cadere nelle trappole del comunismo e del nazionalismo, a loro volta moderni, ma per opporgli una metafisica alternativa premoderna, facendo appello alla società tradizionale e ai valori premoderni e non solo a quelli non-liberali. Nondimeno, ciò non rappresenta un passo indietro. Questa concezione del Dasein come forma ultima della presenza umana nel mondo di oggi costituisce un passo avanti. La Quarta Teoria Politica è il passo avanti, è l’aspetto meta-ideologico del populismo. Senza di essa, il populismo sarebbe una costruzione puramente teorica, senza alcun valore concreto. Tuttavia, quando ci troviamo al livello della lotta politica, della manifestazione del populismo, questo rimane alquanto cieco. Il populismo è una reazione immediata e naturale, ma dietro di esso, come ho spiegato, ci sono altri livelli esistenziali e metafisici molto profondi che vengono spiegati in modo più ordinato nel contesto della Quarta Teoria Politica. Penso che questo spieghi anche il motivo per cui il mio libro sulla Quarta Teoria Politica sia stato tradotto in molte lingue, tra cui lo spagnolo e altre lingue europee e asiatiche. Le persone avvertono che sta accadendo la cosa più importante della storia: l’ultima lotta dell’essere umano contro la sua fine. E, in questo caso, tutti gli aspetti politici, culturali, ideologici, geopolitici, artistici e filosofici traggono la loro dimensione dall’abisso metafisico, un abisso gigantesco e difficile da immaginare… perché si tratta precisamente della decisione più importante del nostro Dasein in tutta la storia dell’umanità. Grazie.

 

Traduzione di Donato Mancuso