La realtà non è reale

20.06.2021
Un popolo porta il mondo dentro di sé - come suo atto intenzionale gigante cumulativo.

Di tanto in tanto ho deciso di dedicare le mie Direttive alla filosofia. Oggi parliamo della fenomenologia. 

La fenomenologia è diventata una delle tendenze più importante della filosofia del XX secolo grazie al lavoro unico del filosofo tedesco Edmund Husserl. Husserl era un seguace diretto del altro filosofo - austriaco Franz Brentano, il padre-fondatore di questo corrente del pensiero. Le idee di Husserl furono poi sviluppate dal suo brillante allievo Martin Heidegger, il principe dei filosofi.

Husserl catturò rapidamente le menti di molti pensatori del mondo con una svolta inaspettata. Il punto principale della sua filosofia era questo. 

Egli propose di costruire un'immagine del mondo mettendo fuori in parentesi (ἐποχή) la questione se le cose al di fuori della regione della nostra percezione siano reali o no. 

Per Kant questa cosa in sé - Ding-an-sich, le cose fuori di noi, le cose in quanto tali - poneva già un problema. Husserl propone non di risolverlo, ma di dimenticarlo del tutto - anche solo per un po'. E di concentrarsi di più su come percepiamo e comprendiamo cosiddetta “realtà”. Dopo tutto, la parola 'realtà' deriva dal latino "res", cioè “cosa”. E non dovremmo trasformarla in un idolo. Nessuno invade la realtà. I fenomenologi ci invitano solo alla sua demistificazione.

È qui che iniziano le cose più interessanti. 

Husserl afferma: la nostra coscienza è sempre diretta a qualcosa. Questa è l'idea principale dell'intenzionalità introdotta da Brentano. E ciò a cui è diretta è dentro la nostra coscienza. Essa contiene i nomi, le forme, le qualità e gli attributi delle cose percepite, "intese". Le cose sono costruite all'interno della percezione, e solo allora - a posteriori - le mettiamo in relazione (convenzionalmente) con ciò che dovrebbe essere fuori dalla coscienza. Ma Husserl mostra che una tale prova di confronto tra interno ed esterno non è affatto necessariaper costruire una vera e propria filosofia della coscienza. Possiamo fare abbastanza bene senza di essa.

Questo non è solo psicologia, anche se a prima vista può sembrare così. No. È precisamente un sistema filosofico, elaborato in dettaglio e brillantemente esposto e fondato. 

La fenomenologia studia le cose come sono nella nostra mente, nella struttura dell'atto intenzionale (secondo Brentano) o come esistenziale (secondo Heidegger - Existentiale non Existentielle). Il fatto che possiamo sbagliarci su una cosa esterna, prendendo un'allucinazione per la realtà, non cambia essenzialmente nulla. In sociologia questo si manifesta chiaramente nella regola principale: 

il fatto sociale non è ciò che è, ma ciò che la società crede essere. 

La psicologia lo completa esaminando gli effetti dell'ipnosi, della trance, e la psicoanalisi con le teorie del desiderio e dei sogni. 

Ma la fenomenologia è più di questo. È lo studio del mondo come costruito dalla coscienza umana - attraverso la percezione, il linguaggio, la distinzione, la valutazione, la relazione, la connessione e la disconnessione. 

Husserl insiste che sottoponiamo tutte le scienze moderne a un serio ripensamento fenomenologico, a una revisione - altrimenti cadiamo costantemente sotto l'ipnosi dell'ingenuo 'mito della realtà', e anneghiamo nei paradossi fino a raggiungere l'orizzonte della teoria della relatività o della meccanica quantistica, dove le precedenti visioni meccaniche vengono respinte. Più la scienza è affidabile e precisa, più il fatto è chiaro: qualunque cosa l'uomo studi, studia solo se stesso. È meglio ammetterlo onestamente, senza aspettare il crollo totale della scienza.

La realtà non è scientifica. Riconoscendo questo, è possibile costruire un edificio completo di una nuova scienza. Sulla base della fenomenologia.

La fenomenologia è perfettamente adatta a comprendere le immagini del mondo di diversi popoli e civiltà. Non solo le religioni e i miti dipendono dall'ambiente culturale. Ogni popolo ha la propria idea del mondo, della materia, del tempo, dello spazio, dell'uomo. 

Un popolo porta il mondo dentro di sé - come suo atto intenzionale gigante cumulativo. 

Non per niente Martin Heidegger chiama la nozione stessa di 'mondo' parte dell'esistenziale (Existential) - 'essere-nel-mondo', in-der-Welt-Sein.

Prevedo il pubblico scrollare le spalle con fastidio. Perché tutta quella roba? Di cosa tratta questa Direttiva? Cosa si deve fare?

La risposta della fenomenologia è: volgere lo sguardo verso l'interno

Non possiamo occuparci correttamente di qualcosa all'esterno – aggiustare, migliorare - solo perché non abbiamo ordine all'interno. Non c'è proprio niente al di fuori se non quello che ci mettiamo noi. Mettiamoci qualcosa che sia più decente, bello e sublime...