La rivolta contro il Mondo Moderno di Steve Bannon

25.04.2017
L’intera impresa di Trump è stata costruita sul rifiuto simmetrico e sistematico dei due modelli ideologici che dominano le élite degli Stati Uniti.

Trump si prepara a nuove invasioni, senza consultazioni con la Russia e anche contro di essa. Ciò rappresenta un drastico cambiamento nella sua posizione. Indirettamente, dimostra ancora una volta che Trump non aveva alcun sostegno russo, ma la pressione della Palude su di lui, le fake news sugli hacker russi, hanno funzionato: da ora in avanti, ogni simpatia espressa verso i russi, da chiunque, sarà vista negli Stati Uniti come un “crimine di Stato”. Naturalmente, dopo l’assalto alle truppe di Assad e l’invio di portaerei fino alle coste della Corea del Nord, e specialmente dopo la rimozione di Steve Bannon, tutti i sospetti di infedeltà di Trump al Governo Mondiale e all’élite globalista sono venuti meno (ciò è stato esplicitamente detto e riconosciuto dallo speaker della lobby globalista universalmente riconosciuto, Farid Zacharias). Allo stesso tempo la russofobia negli Stati Uniti e nei paesi Occidentali continua e potrà solo crescere. Una campagna di bugie è travolta da un’altra, e così via. Ma questa è la società post-industriale dell’informazione — quello che volevamo. Benvenuti nel mondo virtuale. La realtà è abolita come qualcosa di obsoleto. In breve, Trump è arrivato al potere senza il supporto di Putin, questo ora è chiaro. Tuttavia, nessuno discolpa Putin, al contrario. Lui è più colpevole che mai. Grande svolta.

Dopo il ribaltamento di 180 gradi di Trump rispetto al suo intero programma elettorale, piattaforme e retorica, ci si dovrebbe chiedere: che cosa era quello show? Dal momento che Trump è rapidamente diventato un burattino nelle mani dei neocon tradizionali, tutte le previsioni fatte devono essere ripensate. La teoria più semplice è il conflitto tra i due poli dell’ambiente di Trump: il suo genero sionista Jared Kouchner, da una parte, e Steven Bannon, dall’altra. Questo ci porta a una nuova terminologia — “Kouchneriti” e “Bannonisti”. Naturalmente, questa è una semplificazione estrema, ma è piuttosto rivelatrice.

Dal punto di vista ideologico, negli Stati Uniti ci sono due centri ideologici principali — il CFR (Center of Foreign Relations) e i neocons. Insieme formano la Palude. Essi definiscono la mentalità delle élite politiche ed economiche, controllano i settori dell’informazione e dell’educazione. Loro sono il “software” dello Stato Americano. Le istituzioni degli Stati Uniti sono l’“hardware”. Dove il software si intreccia con l’hardware, inizia la zona dello Stato Profondo.

All’altra estremità del sistema ci sono gli americani comuni. Loro in parte accettano l’imperativo di questa élite “dual-core”, bipolare, e in parte lo rifiutano, sulla base del loro pensiero locale, frammentario e “Old-American”, americano vecchio stampo. È chiaro che Trump nella campagna elettorale si è rivolto a questi “Old-Americans”, e ha promesso loro una rivoluzione contro il Sistema, inclusi entrambi i suoi poli — CFR e neocons.

Ora la questione è: Trump da dove ha preso tutto questo? Per sviluppare un tale modello di campagna presidenziale, miliardi di dollari ed energia personale non bastano. C’è bisogno di un’ideologia. E l’ideologia è una cosa estremamente sottile, è impossibile da inventare su ordinazione. E nessun management di relazioni pubbliche può sostituirla con tecnologie politiche. E qui veniamo al fenomeno di Bannon, Breitbart, Alex Jones e la Alt-Right. Possiamo chiamare questo gruppo i “Bannonisti”. Sono stati Bannon e i “Bannonisti” che hanno suggerito a Trump, all’inizio della competizione presidenziale, di scommettere su modelli di rottura e di dichiarare guerra all’élite “dual-core”. Bannon era l’unico pronto per questo, perché lui è un tradizionalista, il che significa che lui si attesta ad una grande distanza filosofica dal paradigma della Modernità (come Ezra Pound o Thomas Eliot). È stato lui a spiegare a Trump che qualsiasi strategia elettorale convenzionale sarebbe stata condannata al fallimento: nella competizione è possibile vincere solo se si va oltre l’ideologia dominante — sia nella sua versione liberal di sinistra (puramente globalista), il CFR, sia nella sua versione di destra atlantista (unipolare), i Neocons.

L’intera impresa di Trump è stata costruita sul rifiuto simmetrico e sistematico dei due modelli ideologici che dominano le élite degli Stati Uniti. Contro la linea atlantista dell’imperialismo neo-conservatore, Trump ha promosso l’idea di rinunciare all’interventismo (che egli rimproverava a tutti i presidenti precedenti). Al globalismo del CFR ha contrapposto il realismo classico nelle Relazioni Internazionali (nello spirito di E.Carr and H.Morgenthau). Cioè, è stato un ritorno alla politica statunitense dell’era pre-Wilson. Questo è ciò che Trump ha promesso ed è stato esattamente per questo che gli “Old-Americans” lo hanno sostenuto, individuando in lui il loro leader in opposizione alla regnante “nuova élite”. La base tecnologica e concettuale della strategia vittoriosa di Trump si chiama Steven Bannon e i “Bannonisti” in senso lato. Grande è stato il ruolo di Alex Jones e del suo portale Infowars.

Ma il 7 Aprile 2017 abbiamo assistito ad una brusca svolta nella politica di Trump. Con un gesto, ha spazzato via la precedente linea politica, allontanandosi dai “Bannonisti” che l’hanno portato al successo e fatto di lui il Presidente degli Stati Uniti, e di colpo ha preso la posizione dei neocon tradizionali. Ecco la cosa più importante. Se i “Bannonisti” è in realtà un gruppo di disparati conservatori anticonformisti distanti dal moderno e postmoderno, i “Kuschneristi”, cioè il gruppo del genero di Trump sposato con sua figlia Ivanka, è un concetto completamente vuoto, dal momento che Trump non ha tradito i “Bannonisti” in favore dei “Kuschneristi”, ma ha tradito i “Bannonisti” in favore dei neocon, che è tutt’altra cosa. Kushner, a differenza di Bannon — non è nessuno, è solo un giovane ebreo benestante, non essendo nulla come personalità, senza posizioni ideologiche profonde. Egli agisce semplicemente da collegamento tra Trump e il sionismo simpatizzante neocon, niente di più. E tali collegamenti nei dintorni di Trump (e senza Ivanka e Kushner) sono sufficientemente presenti.

Se proviamo a cercare qualcosa di simile alla figura di Trump, l’esperienza del primo Berlusconi è molto rivelatrice. Il miliardario Silvio Berlusconi, pragmatico e piuttosto cinico, nella sua strategia elettorale ha fatto affidamento su un’alleanza con coloro che l’establishment italiano liberal, la Palude italiana, non ha ammesso nella grande politica per decenni. Stiamo parlando del Movimento Sociale Italiano, alle cui origini c’è il tradizionalista Julius Evola e i suoi seguaci. Il capo del MSI, Gianfranco Fini, ha fatto una carriera sotto Berlusconi, e Berlusconi stesso è arrivato dentro la grande politica ed è diventato capo di Stato. Ma poi ha tranquillamente abbandonato il MSI, non per ragioni ideologiche, ma per puro opportunismo. Il fatto che abbia lasciato cadere MSI, si può capire. Più difficile è immaginare come abbia deciso di superare il tabù sui contatti con l’estrema destra.

Il traduttore: Donato Mancuso