L’HEARTLAND DISTRIBUITO E L’IMPORTANZA DEL DISCORSO MULTIPOLARE

17.04.2019

Il nuovo libro di Sasha Roßmüller «Geopolitische Zeitenwende: Multipolarität statt Imperialismus»  [1] è estremamente importante e attuale. Stiamo certamente vivendo un’epoca di transizione.  Investigare sulla natura di questa transizione si rivela una questione chiave. Non si tratta di prevedere il futuro, ma di partecipare attivamente alla sua foggiatura. Ogni profezia è in parte una profezia che si autoadempie. Ogni pensiero è quasi sempre un pio desiderio.

Così, in questo libro vediamo chiaramente come l’autore interpreta tale transizione, in che modo egli cerca di plasmare il futuro e cosa egli desidera. Tutto ciò collima con le mie aspirazioni e si basa grossomodo sugli stessi autori, teorie e concetti. Questo è il motivo per cui considero la lettura di questo libro quantomai opportuna. Si tratta inoltre di un libro davvero originale e creativo.

Sasha Roßmüller considera (come me) l’attuale transizione del sistema globale come la fine del momento unipolare (iniziato con la caduta dell’URSS) e l’inizio di un ordine mondiale multipolare. Si tratta della realizzazione del Quarto Nomos della Terra prefigurato da Carl Schmitt dopo la fine del bipolarismo. Alain de Benoist nel suo discorso a San Pietroburgo ha messo in luce la possibile correlazione tra Quarto Nomos della Terra e Quarta Teoria Politica [2], a sua volta strettamente legata alla Teoria del mondo multipolare [3] sviluppata nei miei scritti ed esposta nella sua versione originale (tedesca) in questo libro. Tale transizione rappresenta quindi un passaggio dall’ordine mondiale unipolare egemonizzato dall’Occidente a guida nordamericana verso il multipolarismo. È qualcosa di altamente realistico e allo stesso tempo ambizioso e promettente per tutti i difensori della vera democrazia, del pluralismo e della totale decolonizzazione dei popoli della Terra.

In tale contesto, vorrei porre in evidenza un importante aspetto della disciplina geopolitica. La geopolitica classica si occupa del fondamentale dualismo tra le civiltà di Mare e di Terra. Questa è la chiave della geopolitica propriamente detta. Secondo Mackinder, il nucleo della potenza tellurica nella geografia politica attuale è identificato come Heartland ed è situato nella parte nord-orientale del continente eurasiatico, coincidente esattamente con il Turan e la Russia. Lo si è individuato molto prima che emergesse la struttura bipolare della geografia da guerra fredda, dove esso ha raggiunto la forma perfetta.

La caduta dell’URSS e il tradimento della potenza tellurica da parte di Gorbaciov hanno creato le condizioni per un ordine mondiale unipolare basato sul predominio su vasta scala della talassocrazia e sulla sua radicale e presumibilmente «irreversibile» vittoria. Il momento unipolare e la fuggevole illusione della «fine della storia» (Fukuyama) rappresentano dal punto di vista geopolitico precisamente questo: la vittoria globale del Leviathan sul Behemoth.

Ma la catastrofe dell’11 settembre, il ripristino della sovranità della Russia da parte di Putin, la crescita della Cina e l’evidente fallimento dei piani dei globalisti suggellato dalla vittoria di Trump nelle elezioni americane, messi insieme delineano un quadro completamente diverso: la vittoria della talassocrazia sulla tellurocrazia non ha dato inizio ad un ordine mondiale stabile, ma piuttosto ad un «momento». Teoricamente questo momento avrebbe potuto trasformarsi in un vero e proprio ordine mondiale, ma ciò non è accaduto. Di conseguenza, il tentativo di identificare il Quarto Nomos della Terra con l’impero unipolare del Leviathan e il dominio su vasta scala della talassocrazia, con la corrispondente vittoria totale del liberalismo e del globalismo, è clamorosamente fallito. Da qui la crescente evidenza del multipolarismo. Vi sono altri centri decisionali su scala globale al di fuori degli Stati Uniti e della NATO e vi sono diverse ideologie politiche al di fuori del liberalismo (oltre alle religioni) che fungono da base per le decisioni che tali centri sono chiamati a prendere: questo è il nuovo assioma dello stato di cose contemporaneo nelle relazioni internazionali. E questo è allo stesso tempo il punto di partenza per l’elaborazione della Teoria del mondo multipolare.

Qui si presenta il problema dell’Heartland. È evidente che il multipolarismo non coincide con il semplice ritorno al bipolarismo. Nonostante la Russia moderna continui a giocare un ruolo importante – un ruolo in qualche modo chiave – nel rovesciamento dell’unipolarismo (dominio globale del liberalismo ed egemonia della potenza talassica), essa non può essere considerata come la principale e unica alternativa alla civiltà del Mare. La Russia rappresenta ancora l’Heartland e continua ad essere una potenza tellurica ma non può resistere da sola alla talassocrazia. Essa ci ha provato e ha fallito. Il multipolarismo rappresenta quindi qualcosa di molto diverso dal semplice ritorno al bipolarismo, per il quale la Russia è deficitaria su tutto – economia, ideologia, demografia, forza. Il problema del Mare contrapposto all’Heartland (Terra) acquista dunque nuova veste.

Al fine di descrivere correttamente questa nuova realtà geopolitica propongo di utilizzare la nozione di «Heartland distribuito» [4]. Questo può essere considerato il concetto chiave dell’ordine mondiale multipolare. Heartland distribuito significa che l’Heartland non è più sinonimo della Russia e dei suoi paesi limitrofi. Certo, la Russia è Heartland ma non è più la sola e unica ad esserlo. Dovremmo dunque smettere di considerarla come «Heartland isolato» e concepirla come parte di un più ampio complesso di entità geopolitiche chiamato collettivamente «Heartland integrativo», che consiste di diversi HeartlandS totalmente indipendenti (sottolineo la «S» del plurale). È precisamente questo il principio fondamentale del multipolarismo. La Russia smette di essere il solo Heartland globale e diventa un Heartland fra gli altri.

In qualche modo la stessa possibilità era già stata prefigurata da Mackinder e assunta e sviluppata da Karl Haushofer. Intendo l’identificazione geopolitica della Germania come Heartland europeo. La stessa idea fu condivisa da Carl Schmitt. Potrebbe essere pericoloso se l’Heartland tedesco entrasse in conflitto con quello russo (questa fu precisamente la ragione geopolitica della terribile disfatta della Germania nella seconda guerra mondiale), viceversa considerare la Russia come alleato può essere l’idea portante per l’Europa continentale. Fu questo l’assioma geopolitico del XX secolo e la sua sottovalutazione o ignoranza ha causato all’Europa e all’umanità due guerre mondiali. L’Europa con la Germania (asse franco-tedesco) al centro dovrebbe quindi essere considerata come l’Heartland europeo. Si tratta del grande spazio europeo (Großraum Europa).  Nel contesto dell’«Heartland distribuito», esso è parte dell’«Heartland integrativo». Ne discende la logica alleanza con l’Heartland russo (Großraum Eurasia).

Il presente libro di Sasha Roßmüller verte precisamente su questo punto. L’attuale Unione Europea fa parte della potenza talassica; da qui le sue élite globaliste e il suo liberalismo totalitario. Nella situazione attuale, l’Europa dunque è ancora parte integrante del Leviathan e alcuni leader europei globalisti vogliono preservare la potenza talassica proprio sotto la nuova egida dell’UE, soprattutto nel momento in cui l’atlantismo, con la vittoria di Trump, ha così drasticamente perso il controllo sugli USA stessi. L’UE dovrebbe essere distrutta affinché l’Europa riappaia diventando un polo geopolitico indipendente, un grande spazio. Tale Europa continentale basata sull’alleanza franco-tedesca costituisce quindi l’Heartland europeo e uno dei più importanti pilastri del multipolarismo.

Nel più ampio contesto dell’«Heartland distribuito», va assegnato lo stesso status ad altri grandi spazi. Possiamo così prefigurare un Heartland cinese come manifestazione della potenza tellurica cinese rappresentata dalla civiltà cinese originale in concomitanza col rifiuto del liberalismo totalitario occidentale.

Un altro Heartland è quello islamico, dotato di diversi sotto-poli: pakistano, persiano e turco. In futuro potrà esserci anche un Heartland arabo nel Medio Oriente e nel Nord Africa.

Un altro Heartland ancora è rappresentato dall’India. L’America Latina, liberata dalla dominazione nordamericana, andrebbe a costituire un ulteriore Heartland. Nel futuro, l’Unione panafricana potrà rappresentare l’Heartland africano.

Ultimo ma non per importanza, possiamo immaginare un Heartland nordamericano. Esso è già delineato dal muro di Trump e dalla tesi del «Make America Great Again». Opporre (come a volte fa Trump) il riferimento a questa grandezza da ritrovare al globalismo e all’egemonia liberale rappresenta precisamente la possibilità per il Behemoth nordamericano di vincere sul Leviathan nordamericano.

Tutti gli HeartlandS dovrebbero essere alquanto indipendenti, ma essere comunque Heartland (potenze telluriche) e non potenze talassiche. Ciò significa che dovrebbero essere edificati sulla base delle identità e tradizioni immutabili. L’eternità della Terra dovrebbe prevalere sulla temporalità del Mare. Questa è la rivoluzione conservatrice globale dove al fianco dei conservatori figura l’Eternità stessa (come soleva dire Arthur Mueller van den Bruck).

Ecco dunque cos’è il multipolarismo. E più ne parliamo e ne scriviamo, più quest’idea si rafforza e prima diventerà reale.

Traduzione di Donato Mancuso

[1] Sascha A. Roßmüller, Geopolitische Zeitenwende: Multipolarität statt Imperialismus, Europa Terra Nostra e.V., 2019.
[2] Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, 2017.
[3] Aleksandr Dugin, Teoria del mondo multipolare, AGA Editrice, 2019.
[4] Id., Verso una geopolitica multipolare (ancora sul concetto di Heartland distribuito), Geopolitica.ru, 14 marzo 2019. https://www.geopolitica.ru/it/article/verso-una-geopolitica-multipolare-ancora-sul-concetto-di-heartland-distribuito