RUSSIA E USA: CIVILTÀ DI TERRA E DI MARE A CONFRONTO

Emergono oggi due modi di far politica che sono a loro volta espressione di due Weltanschauungen radicalmente distanti. La polarità USA-Russia, simbolizzata dalle figure dell'aquila e dell'orso, ma anche, schmittianamente, da Mare e Terra e, secondo Leontiev e Dugin, da Cartagine e Roma.

L'Europa ha commesso gravissimi errori. Se Di Rienzo ha sottolineato il ruolo di “grande assente” svolto dalla UE, Ferrari ha maggiormente messo in luce le scelte errate che quest'organo così diviso al suo interno è riuscito malauguratamente a commettere facendo infine fronte comune. Invece che affrontare seriamente le divisioni interne all'Ucraina, proponendo soluzioni di tipo diplomatico e individuando una possibile conciliazione, che tenesse conto, oltre alle legittime ragioni dei manifestanti, del retaggio identitario russo, delle scelte di politica interna dello stato sovrano ucraino e dei tradizionali legami economici, commerciali e strategici fra Russia e Ucraina, la UE ha abbracciato un lettura statica e manichea della crisi ucraina. Sotto gli slogan ispirati a democrazia, diritti umani ed autoderminazione dei popoli hanno agito interessi ben più materiali: da un lato la sudditanza all'aquila statunitense, dall'altro lato l'interesse verso un'annessione dell'Ucraina. I filooccidentali hanno così avuto pieno sostegno, semplicemente in quanto filoeuropei. Invece che proporsi come onesto mediatore, la UE si è schierata apertamente, assumendo un onere politico e militare enorme. La reazione russa, mostratasi nell'annessione della Crimea e nel sostegno ai separatisti del Donbass, non è stata che un'ovvia reazione volta alla tutela dei propri interessi nazionali.

 

I due macro effetti del contrasto fra UE e Russia sono stati gravissimi: da un latosotto il profilo economico, la riduzione degli scambi commerciali, petroliferi in particolare, con gravi ricadute sulle già deboli economie degli stati europei; dall'altro lato, sotto l'aspetto geopolitico, la necessità della Russia di affacciarsi verso nuove alleanze, sino al patto commerciale con la Cina. Di Rienzo ha particolarmente sottolineato questa seconda fatale tendenza: la politica della NATO ha spinto la Russia, “sentinella d'Oriente” secondo Puskin, nell'abbraccio del dragone, potenza in crescita – anche militarmente – e destinata negli anni venire a un confronto più duro con l'Occidente.

Emergono così due modi di far politica che sono a loro volta espressione di due Weltanschauungen radicalmente distanti. La polarità USA-Russia, simbolizzata dalle figure dell'aquila e dell'orso, ma anche, schmittianamente, da Mare e Terra e, secondo Leontiev e Dugin, da Cartagine e Roma, si riverbera in due filosofie politiche eterogenee, riconoscibili persino a livello linguistico e comunicativo, almeno secondo la nostra prospettiva interpretativa. Se la Russia di Putin si perita nell'utilizzo di un linguaggio ispirato a categorie politiche e geopolitiche forti – dove a contare sono logiche di potenza, la dicotomia amico/nemico, la sovranità nazionale, gli interessi patriottici e il potere della storia e dei popoli –, gli USA di Obama propongono una comunicazione legalistica e burocratica, ammantata da un velo di democraticismo e politically correct, in cui ad emergere sono i temi degli accordi internazionali, dei diritti umani, delle minoranze, dell'occidentalismo etico.

Il cinismo del realismo politico, secondo una scuola che da Machiavelli passa attraverso la mediazione di Hobbes sino a Schmitt, contro l'utopismo progressista dei buoni sentimenti. Un utopismo, questo, che della grandezza dell'utopia è completamente privo e che tanti biechi interessi ha mascherato nella storia recente.