Serbia: intervista a Jovan Palalic, mai da parte nostra sanzioni contro la Russia. Il Kosovo è terra serba

14.10.2016
Jovan Palalic, Deputato al Parlamento serbo e Segretario Generale del Partito Popolare Serbo ci ha rilasciato un'ampia intervista sull'attuale situazione economica, politica e geopolitica della Serbia

A circa 6 mesi dalla vittoria di Alexander Vucic alle elezioni politiche, qual è la situazione politica in Serbia?

Potremmo definirla tanto stabile quanto complessa. Il Governo ha la maggioranza in Parlamento, tuttavia le opposizioni, qualunque sia la sfumatura ideologica del partito, stanno cercando, attraverso un duro confronto parlamentare e varie forme di ostruzionismo, di dimostrare che l'esecutivo non si regge in piedi. La situazione è tesa anche perchè l'anno prossimo si terranno le elezioni presidenziali e i partiti di minoranza stanno cercando di individuare un candidato unitario da contrapporre a quello della maggioranza governativa.

Voi del Partito Popolare Serbo siete parte della coalizione che ha sostenuto Vucic in campagna elettorale e siete caratterizzati da una posizione filo-russa molto accentuata. Cosa avete ottenuto? E’ stato riconosciuto il vostro contributo alla vittoria elettorale?

Il nostro è un partito di centro-destra che fa del sostegno ai piccoli imprenditori e della difesa degli interessi nazionali la propria cifra caratteristica. Abbiamo, inoltre, instaurato una forte collaborazione con "Russia Unita", il partito al governo a Mosca. Riteniamo che, in questo momento di crisi economica, la collaborazione con la Russia rappresenti per la Serbia una grande opportunità che, nonostante l'accordo di libero scambio in vigore, non è sfruttata al 100%. Inoltre, noi non dimentichiamo che la Russia è sempre stata vicina alla Serbia nei suoi momenti più difficili, oggi come ieri. Il premier Vucic e il nostro partito hanno promesso ai cittadini la creazione di programmi volti a favorire la collaborazione con la Russia. E' stata questa la nostra principale richiesta allorchè siamo entrati in coalizione e ci aspettiamo che venga realizzata, nell'interesse della Serbia.

Quali sono in questo momento i principali problemi da risolvere per la nazione serba?

La Serbia ha rilevanti problemi economici, causati dalle privatizzazioni selvagge e dal debito pubblico accumulato dai governi precedenti. La disoccupazione è alta, soprattutto tra i giovani. Obiettivi quali ripresa dell'economia e nuovi investimenti sono un imperativo. Purtroppo, proprio in questa fase in cui necessiteremmo di stabilità, dentro e fuori il paese, ci troviamo di fronte uno scenario di pesante destabilizzazione dei rapporti tra Oriente ed Occidente. In particolare la Serbia sta subendo forti pressioni da parte delle potenze occidentali affinchè alteri le ottime relazioni con la Russia e muti linea politica nei confronti di Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Tutto questo a discapito dei nostri interessi nazionali. Un discorso a parte meritano le nostre relazioni con la Croazia che, da un po' di tempo, viola sistematicamente i diritti fondamentali della minoranza serba. Per la nostra ripresa è essenziale che nei Balcani regni la stabilità, ma è evidente che sono in atto tentativi di riportare la penisola in uno stato di crisi e di conflitto.

Sull’immigrazione il vostro paese è stretto tra le pretese di accoglienza e libera circolazione dei rifugiati dell’Unione Europea e la chiusura delle frontiere adottata da paesi come Ungheria, Austria e Croazia che, pur membri dell’UE, intendono adottare politiche di ingresso più restrittive. Come se ne esce secondo il PPS?

Noi abbiamo proposto, già da qualche anno, misure maggiormente restrittive. Innanzitutto il dispiegamento dell'esercito a difesa dei confini. Questa proposta è stata fatta propria dal governo un paio di mesi fa. La forma di difesa più efficace, però, può essere costituita dalla costruzione di un muro ai confini della Macedonia, così come è stato fatto anche da altri paesi europei. Il Governo, per ora, non intende realizzare la barriera, ma siamo certi che, con l'aggravarsi della crisi, questa sarà l'unica soluzione in grado di impedire il passaggio illegale dei nostri confini. La Serbia sta correndo il serio rischio di diventare un’immensa stazione di sosta per gli immigrati in transito sulla rotta balcanica, impossibilitati a proseguire oltre a causa della chiusura delle frontiere dei nostri vicini.

A distanza di tanti anni dalle guerre balcaniche, l’ex Jugoslavia è ancora caratterizzata da forti tensioni tra i popoli che abitano la penisola. Come vede la situazione in Kosovo?

Il Kosovo è la nostra provincia meridionale. Non accetteremo mai la sua indipendenza. Detto questo, va sottolineato come, nell'ambito dei negoziati in corso tra Belgrado e Pristina, patrocinati dall'Unione Europea, Bruxelles si mostra straordinariamente sbilanciata a favore di Pristina. Un ruolo importante in questo senso, lo sta svolgendo Federica Mogherini. Nemmeno uno dei punti dell'accordo firmato nel 2013, riguardante gli interessi della Serbia, è stato rispettato mentre continuano le pressioni su Belgrado, e non su Pristina, per fare ulteriori concessioni. Oramai l'UE ha messo in campo dei veri e propri ricatti nei confronti della Serbia, intimandole di cedere a Pristina, illegittimamente, l'intero suo patrimonio immobiliare in Kosovo: parliamo di beni il cui valore ammonta a centinaia di miliardi di dollari.

Secondo lei hanno ragione alcuni analisti che ritengono che la Bosnia Erzegovina presto si dividerà in 3 repubbliche autonome?

Vi sono pressioni sulla Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina affinchè questa rinunci alla propria autonomia, sebbene questo sia contrario agli accordi di Dayton. Un esempio di questo atteggiamento è rappresentato dal tentativo di abolire la festa nazionale del 9 gennaio, fermato dalla volontà espressa dai cittadini serbo-bosniaci attraverso un referendum e dall’intervento della Federazione Russa. I Croati sono altrettanto insoddisfatti e chiedono di avere uno proprio spazio territoriale. Pertanto è probabile che la situazione in Bosnia ed Erzegovina riservi ancora molte sorprese.

Qual è lo stato dei rapporti tra Serbia e Italia?

La Serbia e l'Italia hanno ottimi rapporti politici. Le consultazioni bilaterali sono continue. L'Italia è uno dei più importanti partner economici della Serbia e moltissime piccole e medie aziende  italiane lavorano sul nostro territorio. Naturalmente questa collaborazione può essere ulteriormente rafforzata, ad esempio nel campo della cultura e dell’istruzione, che è il modo migliore per avvicinare due paesi. Personalmente, nutro un grande amore per la cultura e la storia italiane e, in qualità di parlamentare, ho intenzione di muovermi in questo senso.

E’ possibile per Belgrado continuare a mantenere una posizione mediana tra Mosca e Bruxelles?

Più che una possibilità, per noi è una necessità geopolitica, nonostante le pressioni di Bruxelles volte a fare introdurre anche a noi un regime di sanzioni contro Mosca. Quale sia poi l’interesse dei paesi dell’UE a mantenere tale regime sanzionatorio è un mistero. Dal punto di vista economico è illogico. In ogni caso Belgrado non si presterà mai a questo gioco.

I partiti patriottici serbi sono caratterizzati da un’acuta litigiosità e da una forte frammentazione. Secondo lei è possibile arrivare a costruire un fronte comune?

Il quesito è un altro: cosa dobbiamo intendere per politiche patriottiche? Se non è chiaro questo diventa difficile fare accordi.