Usa nel Mediterraneo: un messaggio a Putin

10.06.2016

Le operazioni militari in corso in Siria, con le forze curde e l’esercito siriano, che si preparano, rispettivamente con l’appoggio di Francia e Stati Uniti e della Russia, a lanciare l’offensiva verso la capitale del Califfato in Siria, mostrano come, in seguito allo stallo sul piano dei negoziati, l’iniziativa militare abbia preso il posto di quella diplomatica.

Ma, con la lotta all’Isis sullo sfondo, in Siria sale anche la tensione tra Stati Uniti e Russia. Washington infatti, per la prima volta dall’invasione dell’Iraq nel 2003, ha inviato nel Mediterraneo, assieme alla USS Dwight Eisenhower, la sua seconda portaerei, la USS Harry Truman, che da  una settimana serve da base di lancio per i caccia americani che stanno intensificando i propri raid sugli obiettivi del Califfato in Siria ed in Iraq.

Per la prima volta dall’operazione Iraqi Freedom, quindi, gli Usa, che fino alla scorsa settimana conducevano i raid aerei contro l’Isis dal Golfo Persico, tornano ad utilizzare una portaerei nel Mediterraneo orientale per colpire obiettivi nel Vicino Oriente. Una mossa, quella di Washington, che potrebbe essere un messaggio alla Turchia di Erdogan, che aveva protestato di recente per il supporto esplicito degli Stati Uniti alle milizie curde delle Ypg in Siria. Gli Usa potrebbero, infatti, aver voluto lanciare un segnale al governo turco, sulla possibilità di condurre operazioni aeree in Siria, indipendentemente dalla concessione dell’utilizzo della base di Incirlick, in Turchia, da parte di Ankara.

Ma l’improvvisa virata della portaerei di 20 piani, contenente 5mila persone di equipaggio, dal Golfo Persico al Mediterraneo orientale, secondo il Wall Street Journal, è invece un “chiaro segnale di Washington alla Russia“. Con l’ingresso della portaerei Truman nel Mediterraneo la marina statunitense ha voluto infatti “mostrare i muscoli”, come ha dichiarato il più alto ufficiale presente sulla portaerei, il contrammiraglio Bret Batchelder, citato dallo stesso quotidiano statunitense, “e rassicurare gli alleati della Nato” sulle capacità militari americane e “sull’impegno statunitense a mantenere un equilibrio del potere navale nel Mediterraneo“. “Ci sono senza dubbio delle persone che stanno osservando queste manovre e questa è solo una rappresentazione grafica di ciò che siamo capaci di fare”, ha affermato quindi il contrammiraglio Batchelder, con un chiaro riferimento alla marina russa.

Il riposizionamento della portaerei Truman, secondo il Wall Street Journal, è quindi una dimostrazione della strategia militare americana nel momento in cui la Russia, scrive il quotidiano, “si è affermata aggressivamente nella regione, usando la sua marina e le sue forze aeree per capovolgere le sorti di cinque anni di conflitto siriano, in favore del presidente Bashar al Assad”.

La crescente presenza militare di Mosca nella regione, che si traduce in una conseguente crescita dell’influenza politica del Cremlino in un’area geografica che fino a pochi anni fa era completo appannaggio degli Stati Uniti, quindi, preoccupa non poco Washington che, lungi dal volersi disimpegnare dalla regione mediorientale, rivendica il suo spazio nel Mediterraneo orientale, da dove Mosca, nell’ambito della campagna contro l’Isis, aveva già fatto partire i suoi missili diretti contro la capitale del Califfato in Siria.

Se una effettiva cooperazione ed un coordinamento sul piano militare tra le due potenze internazionali in Siria, quindi, non sembra per ora realizzabile, un dialogo tra Mosca e Washington, tuttavia, esiste ed è necessario, soprattutto per evitare incidenti nelle operazioni militari contro l’Isis.

fonte : occhidellaguerra.it